Berlusconi rompe il silenzio: «Voglio un confronto sereno, poi ognuno farà le sue scelte»

Un appello all’unità, un richiamo alla moderazione, un invito a sciogliere i nodi, alla vigilia del congresso nazionale che potrebbe determinare lo scioglimento del Pdl e la possibile rottura tra lealisti e governativi. Negli stessi minuti in cui Berlusconi incontrava a Palazzo Grazioli Angelino Alfano e Maurizio Lupi, le agenzie battevano una lunga nota che anticipa la linea del Cavaliere in vista dell’appuntamento di domani. «Dal palco ripeterò ancora una volta le ragioni per cui è indispensabile restare uniti e lottare insieme, noi moderati per unire i moderati. Domani sarà l’occasione per confrontarci e discutere. Come si fa in ogni famiglia. Ognuno porterà le sue idee. Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo al disegno comune. Con civiltà, senza pregiudizi, senza retro pensieri. Ognuno, dopo aver parlato ed ascoltato, sarà libero di fare le sue scelte, chi non si riconosce nei nostri valori e chi non crede in Forza Italia è libero di andarsene», sostiene il leader del Pdl.

Sulle polemiche interne e le possibili  spaccature, Berlusconi è categorico: «Ho sentito parlare di raccolte di firme tra i nostri parlamentari: le uniche firme che a me interessano sono quelle di milioni di donne e di uomini che hanno creduto e credono in noi. E che nelle urne ci hanno concesso la loro fiducia», spiega ancora Berlusconi nel messaggio al Pdl. «Non cambierò io, non cambierà Forza Italia. Se così non fosse, se Forza Italia diventasse qualcosa di diverso, di piccolo e meschino, se diventasse preda di una oligarchia, se rischiasse una deriva estremista, sarei io che l’ho fondata a non riconoscermi più in questo progetto», aggiunge. Berlusconi dice deluso dai veleni scatenatisi all’interno del partito da alcuni giorni, con la contrapposizione tra cosiddette colombe e falchi. «Dopo lo spettacolo che la nostra classe dirigente ha offerto in queste ultimi giorni, perché un padre di famiglia, una donna, un giovane dovrebbe raccogliere questo appello. Perché i moderati italiani dovrebbero unirsi a noi, quando fossimo noi i primi a dividerci?», si chiede il Cavaliere, che poi non lesina i consueti attacchi alla magistratura: «La nostra missione principale è costruire il nostro Paese come un Paese dove nessuno possa temere se va al Governo il suo avversario politico, un Paese dove lo Stato e le sue istituzioni siano sentite come la casa di tutti e non invece come un nemico, come un nemico che è in agguato, un Paese dove lo Stato attraverso lo strumento fiscale non espropri i cittadini dei risparmi e dei beni che con il loro lavoro e i loro sacrifici sono riusciti a conquistarsi, un Paese dove non ci siano giudici che usino i loro poteri per eliminare gli avversari politici», è la parte più aggressiva della nota, che si conclude con un richiamo alla sua scesa in campo: «Questa è la missione che ci siamo dati a partire dal 1994, la missione per cui siano scesi in campo, la missione per cui abbiamo lottato in questi venti anni sconfiggendo il pericolo di una definitiva presa del Governo da parte di una sinistra che non ha mai rinnegato la sua ideologia e la sua storia».