Scoppia lo scandalo delle chiavette-spia di Mosca. Un modo per “salvare” Obama accusando Putin?

Notizia, fa notizia. Ed ha anche un suo ubi consistam nel riequilibrio delle colpe delle grandi potenze. Ma il caso delle chiavette Usb con cui la Russia avrebbe spiato i leader del G20 a San Pietroburgo, uscita su qualche giornale italiano, non è francamente molto verosimile, anche se c’è chi lo prende molto sul serio, come vedremo. Mosca non ha dubbi: «Un chiaro tentativo di sviare l’attenzione da un problema realmente esistente, l’attività di spionaggio Usa oggetto di discussione ora tra le capitali europee e Washington», ha infatti detto Dmitri Peskov, portavoce di Putin, commentando all’Ansa la notizia apparsa sulla stampa italiana che al G20 i leader sono stati nel mirino dello spionaggio russo. «Non conosciamo le fonti di queste notizie», ha aggiunto Peskov, per il quale comunque si tratta di un’ipotesi «che non esiste». Il nuovo Datagate de’ noantri è questo: al vertice del G20 di San Pietroburgo, i russi hanno regalato ai leader mondiali chiavette Usb per intercettare i contenuti dei loro cellulari e computer. Lo scrivono con ampio rilievo in prima il Corriere della SeraLa Stampa. Negli articoli viene precisato che i primi sospetti sono venuti al presidente dell’Ue Herman Van Rompuy, il quale ha avvertito i servizi di sicurezza europei. Grazie alla collaborazione dei servizi segreti tedeschi, «l’esito delle prime analisi è positivo», scrive il Corriere. L’indagine, secondo la Stampa, sarebbe ancora in corso. Ma da Londra viene la prima disillusione allo scoop: infatti il primo ministro britannico David Cameron non avrebbe direttamente ricevuto una chiavetta Usb al G20 in Russia il mese scorso in quanto la pennetta faceva parte di un pacchetto omaggio per i delegati al vertice e non per i leader. Lo afferma un portavoce di Cameron interpellato sul presunto spionaggio russo ai danni dei leader del G20: «Da quello che mi risulta il primo ministro non ha ricevuto una chiavetta Usb in quanto credo fossero un omaggio per i delegati e non per i leader», ha spiegato il portavoce. E alla specifica domanda se le chiavette fossero state fornite allo staff di Downing Street, ha ribadito: «Credo fossero parte degli omaggi per i delegati». Lo stesso Consiglio europeo pure, pur mantenendo un certo riserbo, tende a escludere lo spionaggio: alcune fonti hanno infatti precisato di essere a conoscenza delle informazioni pubblicate su alcuni quotidiani italiani, ma, hanno detto, «per principio non parliamo mai di casi riguardanti la sicurezza». Però, generalmente, si ricorda, il segretariato del Consiglio europeo adotta misure che vengono regolarmente aggiornate per garantire un’adeguata protezione delle infrastrutture – comprese quelle informatiche e per le telecomunicazioni – «contro tutte le minacce» in cooperazione con le altre istituzioni Ue e i Paesi membri. Ma il presidente del Consiglio, Enrico Letta, vuole vederci chiaro: memore dei tempi in cui c’era la Guerra Fredda, in cui sia Usa che Urss spiavano, e come, ha dato mandato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per la sicurezza della Repubblica, Marco Minniti, di convocare per giovedì 31 ottobre il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr). All’ordine del giorno, questioni inerenti alla sicurezza delle telecomunicazioni, alla luce del caso Datagate e (anche, diciamo noi) delle «rivelazioni» sullo scorso G20.