Lo staff di Cuperlo attacca Renzi: ha ammainato la bandiera del Pd per un trucco contabile

Gianni Cuperlo torna ad attaccare Matteo Renzi per aver ammainato la bandiera del Pd alla tre giorni della Leopolda.  Ma stavolta l’accusa mossa al sindaco non è più solo quella di aver annacquato l’identità e la storia della sinistra  (Renzi aveva archiviato il caso con una battuta: meglio una bandiera in meno e una croce in più sulla scheda). La scelta di lasciare gli storici e gloriosi vessilli nel cassetto non è solo un tradimento ma «un trucco contabile» per non computare le spese onerose dell’allestimento della maxi convention alla stazione fiorentina nel tetto del monte-spese a disposizione dei candidati alle primarie dell’8 dicembre. La “scoperta” è della giovane promessa Patrizio Mecacci, coordinatore del comitato di Gianni Cuperlo, che si infuria dopo aver letto le dichiarazioni di Alberto Bianchi, presidente della fondazione Big Bang, cassaforte e braccio operativo delle iniziative renziane. Dalle colonne dell’edizione fiorentina di Repubblica, infatti, Bianchi  spiega con dovizia di particolari che la Leopolda non va considerata un’iniziativa della campagna per le primarie «e che sarà pagata coi contributi arrivati o che arriveranno alla fondazione». E che, dunque, non va inserita nel monte spese dei candidati che da regolamento è al massimo 200mila euro. Capito? Dietro l’addio ai simboli e il rogo delle vecchie parole d’ordine  della narrazione della sinistra italiana nel nome del Big bang renziano si nascondono motivazioni molto poco nobili. «È un trucco contabile in un Paese in cui si è combattuto per poter sventolare le proprie bandiere. Noi – contrattaccano dal quartiere generale di Cuperlo –  delle bandiere del Pd siamo orgogliosi e siamo stati i primi a produrre materiale di comunicazione esponendo i simboli del Pd a differenza di altri». Lo sfidante dalemiano aveva sentito puzza di bruciato fin dalla vigilia quando aveva polemizzato con la “sobria” sceneggiatura della Leopolda. «Ce la immaginiamo la Fiorentina che acquista Messi dal Barcellona, fa la conferenza stampa per presentarlo ai tifosi e alla città e non c’è la foto del giocatore che tiene in mano la maglietta della Fiorentina con scritto Messi? Non potrebbe accadere… Quando ci si candida a guidare il più grande partito della sinistra italiana bisogna avere anche l’orgoglio di rivendicare la bellezza del simbolo di quel partito».