La gaffe di Grillo: scambia le “lacreme napulitane” per lacrime di coccodrillo

9 Ott 2013 15:42 - di Girolamo Fragalà

La gaffe è di quelle pesanti, non solo perché c’è un errore grossolano ma anche perché è il frutto di un pregiudizio. «Sono sospette – scrive Beppe Grillo sul suo blog per attaccare il presidente della Repubblica – le lacreme napulitane versate per i detenuti». Probabilmente il leader dei Cinquestelle intendeva dire che si è trattato di una sceneggiata o, ancora peggio, di lacrime di coccodrillo. In una sola parola, sono “false”. E qui casca l’asino. Grillo l’ha gettata lì, pensando alla storica canzone Lacreme napulitane, famosa in tutto il mondo e interpretata dai migliori artisti italiani e internazionali. Il testo è struggente, la sofferenza è vera, perché è quella di chi è costretto a stare lontano dalla sua città, dalla sua famiglia e della sua gente. Di chi, alla vigilia del Natale, sente ancora di più questo distacco.

Paradosso dei paradossi, è la vicenda di un emigrante, particolare non da poco visto quel che è accaduto a Lampedusa. «Me sonno tutt ‘e notte a casa mia e d”e criature meie ne sento ‘a voce» («sogno tutte le notti la mia casa e delle mie creature sento la voce»), è il testo. Con un finale significativo, su cui molti dovrebbero riflettere: «Io no, nun torno, me ne resto fore e resto a fatica’ pe tutte quante.  jo c’aggio perzo a casa patria e onore, io so’ carne ‘e maciello so’ emigrante» («Io non torno, resto fuori e lavoro per tutti quanti. Io che ho perso casa, patria e onore, io sono carne di macello, sono emigrante»).

Forse Grillo non ne ha capito il senso. Fatto sta che la gaffe non è leggera, perché viene un dubbio. E cioè che anche lui, il giustiziere, l’uomo senza macchia e senza paura, pensi che a Napoli sia tutta una sceneggiata o una tarantella. Un po’ come quando la città viene raffigurata attraverso gli stereotipi – pizza, spaghetti e mandolino – dimenticando l’arte e la cultura espressa nei secoli. Solo pregiudizi, nient’altro che pregiudizi. E questi pregiudizi non hanno il copyright della Lega, ma sono di lusso, come gli hotel, perché hanno cinque stelle nel marchio.

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