Fassina spara a zero su Matteo: ambiguo e demagogo. E Cuperlo: non ho capito che partito ha in testa

Ambiguo, demagogo e traditore.  Stefano Fassina è un caterpillar contro Matteo Renzi, consacrato alla Leopolda come il salvatore della sinistra italiana. «Il primo requisito del sindaco che si candida a ricostruire il paese – dice il viceministro dell’Economia intervistato da Repubblica  –  deve essere la serietà e invece fa una operazione culturalmente ambigua».

Poche idee e senza spessore, ribadisce Fassina sponsor di Gianni Cuperlo per il quale «il contributo di proposte di Renzi sul taglio del cuneo fiscale è  pari a zero. E non è serio nella situazione drammatica in cui siamo, fare propaganda». Preoccupato, proprio come Cuperlo, dell’assenza di di bandiere del Pd alla Leopolda, perché «dobbiamo essere fieri della nostra identità di partito», l’economista dem polemizza con la deriva liberista di palazzo del Nazareno. Se, come è ormai certo, il sindaco rottamatore prenderà il timone del partito, però, Fassina  resterà a fare da diga contro lo snaturamento della sinistra. «Con Cuperlo – spiega –  combattiamo una battaglia controcorrente, con uno schieramento mediatico straordinariamente sfavorevole e con la consapevolezza che una parte dell’elettorato del Pd è segnata da subalternità culturale al riformismo neo liberista e dalla personalizzazione della politica’, perché anche noi risentiamo del ventennio alle nostre spalle». Parlando a Repubblica.it  Cuperlo spara le sue cartucce contro l’avversario che, ultimi sondaggi alla mano, lo stacca di 40 punti. «Non ho ben capito qual è il modello di partito che ha in mente Renzi: vedo soltanto un solo protagonista che non ci racconta, però, il modello di partito a cui dobbiamo dare vita», dice il soldato-Cuperlo, un passato di dalemiano doc, citando l’aneddoto di due registi uno più anziano e uno più giovane: il più anziano diceva “io apprezzo i film del collega più giovane, ma non riesco a vederli perché c’è sempre lui davanti”…». Sul governo Letta scavalca a sinistra il sindaco di Firenze definendo le larghe intese una «parentesi» e non un disegno politico, «sarebbe un errore da matita rossa – dice  – teorizzare che possano essere qualcosa di diverso da ciò per cui sono nate, una situazione emergenziale, dovranno concludersi nei tempi indicati dal presidente Letta». Per finire una stoccata agli avversari “veri”: «Penso che la destra italiana sia alla fine di un ciclo fortemente egemonizzato da Silvio Berlusconi e penso ci sia un elemento di anomalia anche solo nella durata di questa leadership». Al Pdl Cuperlo manda a dire che deve «prendere atto che questo ciclo storico è chiuso e decidere che cosa vuol diventare, se proseguire nel segno di un modello personalistrico, padronale, persino dinastico o dare vita, anche con un elemento di separazione, a un destra europea». Dal suo canto, Pippo Civati, l’altro competitor anti-Renzi chiede alla classe politica più coraggio: «Io rischio tutto con questo congresso, mi gioco la carriera, ma voglio farlo: ce ne è davvero bisogno per cambiare le cose».