A Lampedusa tragedia senza precedenti: si temono oltre 300 morti. È il risultato del facile “buonismo”…

Continua a crescere il bilancio dei morti accertati al largo di Lampedusa dopo l’incendio scoppiato su un barcone con cinquecento persone a bordo. Al momento le vittime accertate sono novantatre. All’appello, secondo i racconti dei superstiti, mancano oltre 200 persone che risulterebbero disperse. Sul barcone, infatti, viaggiavano circa 500 persone. «Dal punto di vista dei numeri delle vittime è una tragedia senza precedenti. In tanti anni di lavoro qui non ho mai visto nulla di simile», dice il medico responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa Pietro Bartolo. Ecco come il facile buonismo e i messaggi di apertura all’accoglienza indiscriminata possono determinare risutati catastrofici, dopo anni in cui la politica dei respingimenti e dei controlli alle frontiere, tanto contestata dalla Boldrini, aveva consentito di tenere sotto controllo i flussi immigratori ed evitare tragedie come quella di oggi. Temi su cui la politica dovrà interrogarsi subito.

In queste ore sono complessivamente sette le motovedette che stanno facendo la spola tra la scogliera della Tabaccara, la zona di mare a circa mezzo miglio dall’isola dei Conigli dove è avvenuta la tragedia, e il porto dell’isola. Alle operazioni stanno partecipando anche imbarcazioni da diporto e alcuni pescherecci, che per primi sono intervenuti. Nel tratto di mare dove è avvenuto il naufragio si stanno recando anche alcune squadre di sommozzatori per ispezionare il fondo, che è di una cinquantina di metri, alla ricerca del relitto del barcone e di eventuali dispersi. In lacrime il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini: «Non sappiamo più dove mettere i morti e i vivi». La Nicolini traccia un quadro drammatico della situazione nel centro di accoglienza e nel cimitero dell’isola. Al centro di accoglienza si trovano oltre 1350 persone. Ne ospitava 770, se ne sono aggiunte 463 con il primo sbarco di oggi, dovrà accogliere anche i superstiti del naufragio. Le salme sono state trasferite nell’hangar dell’aeroporto «perché nella camera mortuaria non c’è più spazio. Siamo in piena emergenza non solo nel centro di prima accoglienza, dove cerchiamo di ospitare i migranti che stanno arrivando, ma anche nel cimitero, dove non riusciamo più a seppellire i morti».