Travaglio, il fine giurista dal turpiloquio degno di un camionista (senza offesa per i camionisti…)

Puttanate, supercazzola, pregiudicato, delinquente. A Otto e mezzo va di scena il turpiloquio di Marco Travaglio. Il dibattito politico sulla decadenza di Berlusconi, inevitabile, nella giornata della prima riunione della Giunta per le elezioni del Senato è subito degenerato in insulti, con Travaglio che dà subito libero sfogo alla sua tracotanza.  Lilli Gruber, per la prima puntata di questa nuova edizione si è affidata infatti al vicedirettore del Fatto quotidiano, definito «esperto dei procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi», e alla senatrice del Pdl Alberti Casellati, arrivata in studio dopo sei ore di giunta e subito punzecchiata ironicamente dalla conduttrice («Non mi sembra così provata…»). Il giornalista nel raccontare le vicende giudiziarie del Cavaliere commenta la questione della decadenza dal seggio parlamentare ricordando che Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione per una maxi-frode fiscale (di cui gran parte dei capi d’imputazione sono finiti in prescrizione) messa in atto con la compravendita dei diritti tv Mediaset, secondo un meccanismo di maggiorazione dei costi d’acquisto al fine di evadere il fisco e creare fondi neri nei paradisi fiscali. Travaglio si esibisce nei suoi soliti monologhi (quelli a cui l’ha abituato Michele Santoro), il suo primo intervento è durato quasi cinque minuti, pretende di parlare a ruota libera. Non accetta che venga la Casellati voglia fare precisazioni. Parla a rotta di collo di società offshore, della  legge Severino e della figuraccia dell’Italia in Europa. La senatrice del Pdl, che Travaglio chiama  “signora”, cerca di controbattere a quel fuoco di accuse. Ma lui vuole la scena tutta per sé. E così alla fine guarda la Gruber e dà l’annuncio che ci si aspettava: «Mi dispiace ma chiudo qui. È impossibile restare, qui non si può interloquire. Ogni frase viene interrotta dalla puttanate che dice questa signora. Quindi che vada avanti da sola con le sue puttanate». Lei, la Alberti Casellati non sta a guardare e rilancia: «È una persona maleducata. Semmai me ne vado io. Non resto qui a farmi insultare…». Già ad inizio di puntata Travaglio aveva subito debuttato definendo una gigantesca supercazzola  la relazione di Andrea Augello nella giunta per le elezioni. Termine recuperato dal film  Amici miei e che indica un nonsense, in sostanza una frase priva di alcun senso logico, piena di parole inventate sul momento, usata per confondere la persona a cui “la si fa”. Il clou della serata si ha quando La Gruber tocca il tema degli elettori del Pdl («è vero che gran parte di loro vuole Berlusconi come leader»).  «Si è possibile – dice subito ironicamente Travaglio – ma anche se lo volesse il 100% resterebbe un pregiudicato, frodatore fiscale e delinquente. Non è che le sentenze si fanno coi sondaggi».  La replica della Casellati: «Un vero signore…». E lui ribadisce: «È un pregiudicato delinquente». Lei attacca: «Un vero gentilmen, nessuno va a lezione di linguaggio politico». E lui va giù forte con la derisione: «Signora giureconsulta, pregiudicato e delinquente è un linguaggio tecnico che attiene a un personaggio che ha derubato i cittadini italiani… capisco che le dia fastidio sentirselo ire, ma lei che fa l’avvocato dovrebbe saperlo che un condannato definitivo si chiama pregiudicato».  E, poi, in un altro momento della trasmissione mentre si parla di evasione fiscale: «Se lei difende i suoi clienti così, prendono l’ergastolo». Non è la prima volta che Travaglio e Alberti Casellati si scontrano in tv. Con loro l’audience è assicurato. Per esempio nel 2011 per il caso Ruby Travaglio definiva i parlamentari del Pdl “trombettieri” di Berlusconi. E anche in quell’occasione la Casellati lo invitava ad moderare i termini: «Linguaggio educato, lei ha il dovere di usare un linguaggio educato…». Ma forse  pretendeva troppo…