L’autunno italiano si fa bollente. La crisi è dietro l’angolo e siamo al “tutti contro tutti”

La crisi appare inevitabile. Il governo è appeso un filo. Che si dimettano o meno i parlamentari del Pdl (precisiamo che una cosa è l’annuncio collettivo, un’altra è la formalizzazione personale dell’abbandono), la situazione è talmente compromessa che non sembrano esserci margini per ricucirla. E non soltanto per responsabilità dei berlusconiani, ma anche del Pd che ha soffiato sul fuoco della decadenza del Cavaliere fin dal primo momento, con le inopportune parole di Epifani che hanno indotto il gruppo parlamentare al Senato ad annunciare irritualmente le  intenzioni di voto, trasgredendo in tal modo l’articolo 66 della Costituzione che impone riservatezza e libertà di coscienza nell’espletamento dell’ufficio “giudicante” che in Parlamento si assume in determinate condizioni.

Quanto poi ai rapporti istituzionali con Letta e Napolitano, difficilmente possono essere recuperati, eppure ci sono ministri del Pdl che non ne vogliono sapere di staccare la spina al governo. Siamo proprio sicuri che essi siano i soli e che nei gruppi di Camera e Senato non troveranno sponde per proseguire, magari con un Letta bis, la legislatura?

Il capo dello Stato ha fatto sapere che non scioglierà mai le Camere. Piuttosto si dimetterà e la pratica passerà al suo successore. Già, ma se i parlamentari del Pdl si dimetteranno, chi lo eleggerà?

Un groviglio istituzionale, politico e civile che non fa presagire niente di buono. Sullo sfondo resta la decadenza di Berlusconi. E già il 4 ottobre potremmo assistere allo show down se non dovessero intervenire fatti nuovi che al momento non sono ipotizzabili.

La situazione economica, complice l’instabilità, va aggravandosi progressivamente. I conti sono presto fatti: se cade il governo gli italiani pagheranno, secondo la Ciga di Mestre che ha fatto i conti, 9,4 miliardi di tasse in più, la maggior parte delle quali,  7,2, peseranno sulle famiglie; tasse dovute al ritorno dell’Imu sulla prima casa (il decreto non potrebbe essere convertito) e l’aumento dell’Iva che scatterebbe il 1 gennaio. Intanto c’è da fronteggiare la “fuga” (non più rimediabile anche se il governo dovesse adottare la golden share) di Telecom e l’acquisizione da parte di Air France-Klm di Alitalia con tutte le conseguenza occupazionali innanzitutto che ne deriverebbero.

Davanti a questo quadro dai colori lividissimi, i partiti sono in già in campagna elettorale. Il Pdl la farà contro i giudici; il Pd che dovrebbe mandare a monte il congresso e mettere fine alle velleità di Renzi , contro il Pdl che a suo avviso vuole destabilizzare l’Italia. Non c’è via d’uscita. Almeno a oggi così sembra. La richiesta di chiarimento pubblico da parte di Letta, prima in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento, non prelude a niente di buono. E quant’anche dovesse guadagnare un po’ di tempo, con l’esecuzione della sentenza di Berlusconi le larghe intese finirebbero comunque anche perché nella rinata Forza Italia si porrebbe il problema di chi dovrebbe guidare il partito, posto che nelle ristrettezze in cui il Cavaliere verrà a trovarsi non sarà facile tenere a bada le ambizioni di tutti.

Insomma, da qualsiasi parte la si guardi, l’Italia è al capolinea. E l’Unione europea non mancherà di far sentire la sua pesante mano. L’autunno si accende di rabbia. E nessuno ne è immune.