Kenya, nuovi spari dal Westgate: la battaglia nel centro commerciale non è finita

Si combatte ancora al Westgate di Nairobi, preso d’assalto sabato scorso da fondamentalisti islamici in un attacco rivendicato dai ribelli somali Shabaab e costato la vita ad almeno 62 persone. Ieri sera il governo keniano aveva annunciato che l’operazione delle forze di sicurezza si era conclusa senza incontrare “resistenza”, che tutti gli ostaggi erano stati liberati e che il centro commerciale era stato “ripulito” ed era ormai “sotto controllo”. Ma stamattina all’alba si sono uditi nuovi spari e un’esplosione provenire dal Westgate. Fonti della sicurezza hanno poi ammesso che all’interno dell’edificio si nascondevano ancora “uno o due” uomini armati, localizzati e isolati. Gli spari si sono ripetuti verso le 9.30, per cinque minuti, ma i giornalisti sul posto non hanno potuto precisare se provenissero dall’interno del Westgate o dai dintorni, perché le forze di sicurezza li tengono a distanza. «I mujaheddin mantengono la loro posizione» all’interno nel Westgate e ci sono «ostaggi ancora vivi, spaventati ma vivi», hanno quindi fatto sapere gli Shabaab attraverso un nuovo account Twitter dopo che i precedenti erano stati via via chiusi dal sito per i loro contenuti violenti. «C’è un’innumerevole quantità di cadaveri», hanno aggiunto. Il gruppo somalo ha anche riferito alla Reuters di essere in contatto con i miliziani ancora asserragliati nel mall. Le “discrepanze” tra la realtà e ciò che affermano le autorità kenyane “tradiscono la loro paura”, hanno affermato i fondamentalisti. E come già fatto ieri, anche oggi gli Shabaab hanno smentito che del commando facciano parte cittadini americani e britannici: “Coloro che parlano di assalitori americani e britannici non sanno cosa sta accadendo all’interno del Westgate”. Ieri il ministro degli Esteri keniano Amina Mohamed, a New York per l’Assemblea generale dell’Onu, aveva parlato di “2-3 americani e una britannica” nel gruppo, aggiungendo che la donna aveva già commesso atti simili “a più riprese”. È “possibile”, ma non certo, fanno sapere oggi fonti d’intelligence da Londra, che si tratti di Samantha Lewthwaite, la “vedova bianca” di uno dei kamikaze dell’attentato alla metro della capitale britannica del 2005. La donna era già stata evocata ieri, ma un sedicente portavoce degli Shabaab aveva smentito la presenza della donna e di americani o britannici nel commando. Tuttavia sempre gli Shabaab hanno pubblicato ieri sera su Twitter una lunga lista con i nomi e la provenienza di 17 terroristi del Westgate: di questi 12 vivevano in Occidente, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Svezia e Finlandia. Da Ginevra l’inviato dell’Onu per la Somalia, Nicholas Kay, ha intanto lanciato un appello alla comunità internazionale a intensificare la lotta contro i ribelli islamici somali sul piano “militare, ma anche politico e pratico”, aggiungendo che l’attacco al centro commerciale “non è stata una sorpresa”.