I sacrifici non li possiamo più fare: con gli aumenti Iva sono i poveri a pagare di più

Secondo i dati della Confederazione Italiana degli Agricoltori (Cia) l’aumento dell’Iva che potrebbe scattare dal primo ottobre tocca il 60-70% dei consumi delle famiglie. Questo signficativo dato, che non dovrebbe sorprendere gli addetti ai lavori e quindi anche tecnici e rappresentanti del governo, dovrebbe bastare da solo per far capire a chiunque l’effetto devastante di un suo innalzamento su un mercato già fermo. Con questo non vogliamo metterci in cattedra e sostenere che sapremmo fare meglio il mestiere difficile che si sono assunti tutti i componenti dell’esecutivo, vogliamo semmai riflettere su quale risultato si intende conseguire con simili scelte.
Per essere chiari a noi appare evidente che si sta ancora perseguendo l’equilibrio dei conti pubblici e quindi il rigore, non ancora o non proprio quello della crescita e quindi dello slancio economico, che in sé comporta inevitabilmente dei rischi. Si dirà che aver scelto l’abolizione dell’Imu non consente di tenere al livello attuale l’Iva. I lettori del “Secolo d’Italia”sanno da quanto tempo chiediamo l’abolizione dell’Imu sulle prime case a uso abitazione civile, tranne che per quelle di lusso e di pregio. Ma al di là di eventuali aggiustamenti e rimodulazioni, che probabilmente non sono possibili per ragioni politiche, bisogna capire che per rimettere in moto un meccanismo ormai inceppato, i consumi e il mercato interno e di conseguenza produzioni e aumento dei posti di lavoro, tutto è necessario o meglio nessuna di queste misure può da sola risolvere il problema. Quindi non basta abolire l’Imu anche se fosse per tutti, non basta lasciare al livello attuale l’Iva, è altresi necessario finanziare la cassa integrazione in deroga, se non vogliamo incrementare l’esercito dei poveri, e si deve assolutamente porre mano a una vera riforma fiscale per dare equità a un sistema sbilanciato e non sempre progressivo. I poveri oggi hanno un lavoro o una pensione, non possiamo prelevare dalle loro tasche quasi vuote quel poco che è rimasto. Non possiamo e non dobbiamo se l’obiettivo è la crescita, ma se l’obiettivo è il rigore, cioè se non ci siamo spostati neanche di una virgola dall’era Monti.
L’Ugl ha sempre riconosciuto a questo governo i passi in avanti fatti, senza per questo rinunciare a lamentare la scarsità delle risorse impegnate. Ha sempre sostenuto che questo governo deve continuare a operare, perché il Paese ha bisogno di stabilità e ha bisogno di altri interventi, altri provvedimenti più incisivi e radicali. Oltretutto l’Esecutivo, con Destinazione Italia, si è posto un ambizioso obiettivo, quello di restituire attrattività al nostro Paese al fine di renderlo terreno fertile per nuovi investimenti che arrivano dall’estero.  Di certo, però, con l’aumento dell’Iva si va nella direzione diametralmente opposta. Senza tralasciare che diminuirebbero le entrate dello Stato e si incentiverebbero fenomeni di elusione e evasione della stessa Imposta sul valore aggiunto. In conclusione,  i sacrifici chiedeteli pure ma ai pochi che se li possono permettere  i più hanno già dato.

*Segretario generale Ugl