I neo-senatori a vita non mettono piede in Parlamento. Neanche quando in ballo ci sono i fondi alla cultura…

Al danno si aggiunge anche la beffa: l’assenteismo dei neo-senatori a vita dall’aula parlamentare grida vendetta. Nominati così di fretta a fine agosto dal presidente Napolitano, tanto da innescare ira e rabbia a vari livelli, i “magnifici 4” nominati in virtù dei loro meriti culturali, hanno brillato per la loro assenza ai lavori e al voto sulla Legge di “valorizzazione e rilancio dei beni culturali”. Da rimanere senza parole. L’inopportunità e la superficialità di questo atteggiamento è un insulto alla miseria e la prova provata che il Paese non aveva bisogno di loro. Tra i vari fronti polemici innescati dalla nomina di Abbado, Piano, Cattaneo e Rubbia c’era infatti la rabbia per gli ulteriori costi della politica che queste “investiture” incrementavano in un momento drammatico per le famiglie che non accenna ad arrestarsi. La rete accolse in maniera (giustamente) furibonda il fatto che in un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti, si procedesse poi con disinvoltura a metter mano a nuovi emolumenti. Certo non potevano aspettarsi un applauso. Tanto più che si è visto che i meriti culturali non sono stati messi a servizio del Paese. Sotto il profilo politico, poi, solo chi non voleva vedere non si accorse che la provenienza politica tutta a sinistra dei quattro neo senatori nonché il loro antiberlusconismo mai nascosto non lasciava dubbi sul fatto che avrebbero portato acqua al mulino del  governo Letta in caso di crisi politica. In questo clima, neanche la decenza di una “comparsata” in Parlamanto….Il momento della verità è infine giunto: i quattro senatori a vita non servivano, come ha sempre fatto notare il centrodestra. Questi quattro cittadini sono stati nominati dal presidente della Repubblica «per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Oggi si decideva proprio di destinare risorse ai comparti di loro competenza, per questo la loro assenza è ancora più grave», stigmatizza il senatore della Lega Nord Candiani in una nota. La morale è questa: «I cittadini non possono beneficiare delle loro qualità a causa del disinteresse che hanno nel partecipare attivamente per migliorare, votare o cassare leggi della repubblica italiana. A oggi infatti non hanno mai partecipato a una votazione. Se le nomine – e noi siamo convinti che lo siano-  non sono solo di facciata o di comodo politico o atte a garantire una rendita agli amici degli amici, lo dimostrino responsabilità nei confronti dello Stato partecipando attivamente ai lavori dell’Aula».