Trasferita perché indagava su Vendola: il pm Digeronimo lancia accuse a Nichi su Facebook

«Prima di indagare sugli illeciti nella gestione della sanità regionale pugliese anche per chi oggi mi accusa ero magistrato competente e attento e del resto i risultati prodotti in 15 anni di lavoro appassionato e serio presso la Procura di Bari sono sotto gli occhi di tutti. La mia incompatibilità ambientale nasce dall’ “incolpevole” circostanza di essermi imbattuta in un’indagine che avevo il dovere, in ossequio al servizio che svolgevo per i cittadini di Bari, di approfondire e concludere; doveri che mi imponevano di non voltare la testa, di non tenere le carte nei cassetti». Così il pm Desirèe Digeronimo, in una lettera aperta ai cittadini baresi, all’indomani del trasferimento del Csm dalla Procura di Bari a Roma. Il magistrato, fino a qualche mese fa titolare delle indagini sul presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e sull’ex assessore pugliese alla salute ed ex senatore del Pd Alberto Tedesco, sceglie un lunghissimo post su Facebook per raccontare la sua versione dei fatti.
La pratica sul magistrato barese era stata aperta su richiesta dei consiglieri di Area dopo che 26 pm della procura di Bari avevano sollecitato un intervento ritenendo irrituale l’esposto che Digeronimo, assieme al collega Francesco Bretone, aveva inviato al Procuratore Generale, al Procuratore e a uno degli aggiunti di Bari contro il giudice barese Susanna De Felice, che nell’ottobre 2012 aveva assolto il presidente della Regione Puglia dall’accusa di abuso di ufficio. Nell’esposto i due pm parlavano della presunta amicizia tra il giudice De Felice e la sorella di Vendola, Patrizia. Anche De Felice ha deciso di lasciare il tribunale di Bari». La Digeronimo ha precisato che non si trattava di un esposto ma di una “riservata” e che «tale atto, e non esposto, lungi dall’essere stato compiuto in violazione di legge e/o regole processuali era corrispondente a precisi doveri del mio ufficio». Semmai «illegittima e in violazione del dovere di riservatezza risulta la pubblicazione di tale nota riservata». Il magistrato smentisce anche una serie «di false affermazioni riferite da alcuni protagonisti di tale vicenda e riportate dalla stampa» per le quali ha sporto denuncia presso la Procura di Lecce.  «Al contrario di quanto riferito dal Presidente Vendola nel corso di numerose trasmissioni televisive non sono mai stata amica, nel senso pieno del termine, della collega De Felice né mai ho presentato quest’ultima alla sorella del Presidente, Patrizia; del resto nella ormai nota fotografia del settimanale Panorama non sono certo io ad essere ritratta tra tali intimi protagonisti del pranzo di compleanno della cugina del Presidente; al contrario di quanto riferito da Patrizia Vendola non ho mai chiesto favori a lei o al fratello né mai ho avuto motivi di astio o inimicizia nei confronti di costoro; al contrario di quanto riferito dalla dottoressa Pirrelli, moglie del ex senatore Pd e magistrato Gianrico Carofiglio, non ho mai avuto rapporti conflittuali con giudici o avvocati del distretto, né con la maggior parte dei colleghi sostituti di Bari».
«Oggi – prosegue il magistrato pugliese – sono fiera di essere riuscita a indossare con onore una toga, pervenendo a tali importanti risultati , mentre un “potente” , come Lui stesso si è definito in recenti interviste, Presidente di Regione, nell’agosto 2009 in una lettera aperta pubblicata su tutte le testate nazionali, pur dichiarando di agire “per amore della verità” chiedeva a gran voce la mia astensione dall’indagine, mi tacciava di incompetenza, accusandomi genericamente di intrattenere rapporti di parentela e amicizia incompatibili con il ruolo. Sono fiera di aver saputo onorare con il silenzio l’istituzione che rappresento a fronte di tale comportamento del Presidente della Regione Puglia, che omettendo di rappresentare le sue doglianze presso le sedi competenti, così privandomi di ogni legittima difesa e contraddittorio, compiva una grave interferenza nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali di un magistrato della Repubblica Italiana».
«Vado via dalla mia città – scrive ancora la dottoressa Digeronimo – lasciando processi delicati e indagini in corso, forse a qualcuno ciò piacerà, ma a loro dispetto Bari sarà sempre il centro dei miei affetti e dei miei pensieri».