Strasburgo cancella l’immunità per Marine Le Pen. Parlò contro gli islamici, sarà processata a Lione

Niente immunità parlamentare per l’europarlamentare Marine Le Pen, leader del Front national. A revocarle la prerogativa è stata l’assemblea di Strasburgo che, a larga maggioranza, ha accolto la richiesta presentata dal Tribunale di Lione. La figlia dello storico fondatore del Fronte nazionale è finita nel mirino della giustizia per quello che una volta si sarebbe chiamato un reato d’opinione. Nel dicembre 2010, infatti, aveva definito le preghiere di strada islamiche «un’occupazione» della Francia, «senza blindati né soldati ma pur sempre un’occupazione». Ora sulla presidentessa del Front national, in crescente ascesa nei sondaggi francesi, pende l’accusa di «istigazione alla discriminazione, alla violenza e all’odio nei confronti di un gruppo per la sua religione». E non a caso il via libera al processo arriva da un Parlamento che nutre un particolare pregiudizio ideologico nei confronti della famiglia Le Pen. Lo sottolinea Roberta Angelilli, vicepresidente dell’europarlamento, un’esperienza decennale a Strasburgo. «Non sono una tifosa dell’istituto dell’immunità parlamentare, un privilegio percepito come ostativo per il percorso della giustizia, ma è evidente che la revoca di oggi dimostra che il Parlamento europeo utilizza due pesi e due misure, se non addirittura un atteggiamento persecutorio nei confronti dei parlamentari del Front national, come fossere di serie B».

Il verdetto che permette alla magistratura francese di avviare il processo non ha colto di sorpresa Marine («andrò di fronte al tribunale a testa alta quello che tutti i francesi pensano», aveva detto alla vigilia), che si dichiara pronta a fronteggiare “l’oligarchia” e la “casta” che stanno tremando all’idea che una “dissidente” come lei commetta un “reato d’opinione”. Parole non molto distanti dal “me ne infischio” pronunciato dal padre che subì la stessa sorte per ben tre volte negli anni ’80. Al momento del voto, Marine era seduta al posto di eurodeputata che occupa dal 2004,  accanto al padre Jean-Marie e al numero 2 del partito Bruno Gollnisch, che ha preso la parola in Aula a difesa dell'”imputata” alla quale l’Europarlamento non ha consentito di intervenire «per difendersi pubblicamente» davanti ai colleghi. «Un procedimento degno del Soviet supremo dell’Unione sovietica», ha detto sotto gli applausi di Marine. Ma il regolamento parla chiaro, ha fatto capire il presidente di turno dell’assemblea, Gianni Pittella, per la Le Pen «è stata applicata la regola generale che prevede i dibattiti di merito svolgersi davanti alla commissione affari giuridici».

Il caso, rimbalzato immediatamente a Parigi,  è destinato a montare e dividere l’opinione pubblica sempre più diffidente verso il governo Hollande in una Francia già “incendiata” dal movimento contro le nozze gay. Il Front national è pronto a fare quadrato contro l’offensiva europea: «È  una decisione contraria a tutta la giurisprudenza dell’assemblea – protestano militanti e dirigenti – e traduce la tremenda ansia della casta di fronte a una responsabile politica la cui dinamica elettorale fa tremare il potere». Il partito di destra radicale ha annunciato  l’intenzione di dare battaglia nel processo, visto anche come «un’occasione formidabile» per «fare il bilancio delle preghiere in strada illegali a cui né l’Ump (il partito dell’ex presidente Sarkozy) né Ps (di Hollande) hanno voluto mettere fine».