Legge elettorale, il disegno di Pd e Pdl è blindare il bipartitismo con lo sbarramento al 6%

Il governo Letta si sta preparando al blitz sulla legge elettorale e i due sherpa di Pdl e Pd, il ministro per le riforme Gaetano Quagliariello e il ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, stanno preparando d’intesa con Enrico Letta un testo da imporre al Parlamento con la scusa che bisogna anticipare la Corte Costituzionale, chiamata il 3 dicembre prossimo ad esprimersi sulla costituzionalità di alcune norme del Porcellum.

Ma vediamo bene qual è la strategia. Vista la tagliola temporale di dicembre e i ripetuti moniti di Napolitano, Quagliariello e Franceschini hanno proposto a Letta di varare un disegno di legge governativo che apporta quattro modifiche alla legge vigente, due molto buone e due nell’interesse di Pdl e Pd. Le modifiche condivisibili sono l’introduzione di una soglia minima al 40% per ottenere il premio di maggioranza e l’assegnazione su base nazionale e non più regionale del premio di maggioranza al Senato.

Si tratta di misure giuste, la prima peraltro al centro dell’esame di costituzionalità da parte della Consulta. Se una coalizione supera il 40% è giusto che alla luce del successo ottenuto possa avere i numeri in Parlamento per governare serenamente e, quindi, l’assegnazione di un premio che le garantisca il 55% dei seggi. Se invece nessuno supera la soglia, come è accaduto alle ultime elezioni politiche, anziché esserci un governo voluto dagli elettori con una percentuale significativa sarà compito dei partiti far nascere un governo in Parlamento. Tradotto dal tecnicismo della legge elettorale significa che nella situazione attuale avremo per molti anni le larghe intese, visto che nessuno al momento pare essere quotato sopra il 40%.

Il premio nazionale al Senato è cosa buona e giusta per uniformare la maggioranza nei due rami del Parlamento ed evitare una situazione ingovernabile come è accaduto sia in questa legislatura sia nel 2006 quando vinse Romano Prodi. Tale previsione già c’era nel primo testo del Porcellum, ma l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi insisté per cassarla sostenendone una dubbia incostituzionalità.

Le altre due novità che il governo vorrebbe introdurre nell’attuale legge elettorale sono invece fatte su misura di Pdl e Pd che al momento governano assieme. La prima è alzare lo sbarramento al 6% per le liste, sia per quelle che si presentano da sole sia per quelle alleate in coalizione. Così il Pd costringerebbe Vendola, Tabacci e tutti gli alleati a piegarsi alle sue regole interne o a scomparire, mentre il Pdl farebbe fuori la Lega (oggi lontana dal 6%) e Fratelli d’Italia.

Se a questo si aggiunge che la quarta modifica è la riduzione dell’ampiezza delle circoscrizioni il delitto perfetto è consumato. Se infatti in una circoscrizione si eleggono meno deputati di prima lo sbarramento formale del 6% diventa uno sbarramento sostanziale del 10%, così com’è il Spagna.

Un delitto perfetto, appunto, per far fuori gli alleati e lasciare in vita solo tre partiti senza che nessuno abbia la maggioranza assoluta. Grillo all’opposizione e Pdl e Pd che governano con le larghe intese senza dover mediare con i propri alleati.

A questo punto sarebbe meglio che la Corte Costituzionale dica la sua e che poi sia il Parlamento a decidere.