Il Cdm ci prova di nuovo: via dalla Costituzione il termine Province, una legge ad hoc distribuirà le competenze degli enti locali

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge costituzionale per l’abolizione delle province. Il provvedimento si è reso necessario dopo che la Corte costituzionale aveva bocciato il decreto salva-Italia con cui il governo Monti tagliava le province con meno di 350mila abitanti. “Auspico che il Parlamento approvi il più rapidamente possibile il ddl costituzionale che abroga le province”, ha detto il premier Enrico Letta spiegando che il governo intende “salvaguardare i lavoratori” delle province e “le funzioni” di questi enti abrogati con il ddl costituzionale. Il ddl costituzionale per l’eliminazione delle province, ha spiegato il premier in conferenza stampa, “abroga il termine ‘province’ da tutti gli articoli della Costituzione che menzionano la parola ‘province’ e rimanda ad una legge che, ovviamente nell’ambito delle competenze” degli altri enti locali, “ripartirà le funzioni che oggi sono in capo alle province”. Il ministro Quagliariello, ha precisato che “quando saranno note le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, il collega Delrio proporrà una legge che dia applicazione al ddl costituzionale”.

Per le province i cui organi sono in scadenza “occorrono interventi ad hoc”, che sarano varati “nelle prossime settimane”, perché “i tempi di approvazione del ddl costituzionale non sono compatibili con le scadenze” delle amministrazioni. Il tema dell’abolizione delle province, ha spiegato ancora il premier,  ha creato “nella pubblica opinione un atteggiamento di sfiducia perché si è annunciato troppe volte questo principio”, ma “finché resta in Costituzione” ogni intervento è destinato a finire in un “vicolo cieco”. Di qui la scelta fatta dal governo: “Abbiamo ritenuto che fosse necessario fermarsi e ripartire da capo” con un provvedimento che ci rendiamo conto essere “molto forte” perché modifica la Costituzione”.