Calderoli si scusa in Senato: “Invierò fiori al ministro”. Maroni: caso chiuso. Ma palazzo Chigi non è d’accordo

Resta incandescente il clima suscitato dalle avventate parole di Roberto Calderoli, che oggi in Senato è intervenuto sul caso Kyenge definendo ciò che aveva detto “sbagliato e offensivo” e scusandosi con il ministro per l’Integrazione e con il presidente Napolitano che aveva giudicato i suoi insulti un imbarbarimento della vita civile e politica. Quindi ha spiegato di essere stato preso dalla “foga di un comizio” e ha precisato: “Sono un vicepresidente di opposizione. Avrei dovuto rispondere solo a chi mi ha votato” ma “sarei stato pronto a dimettermi se le forze politiche me lo avessero chiesto”. “Sarei stato pronto a dimettermi se ci fosse stata una altissima maggioranza dei capigruppo ma così non è stato”. Calderoli ha anche promesso che invierà un mazzo di fiori a Cecile Kyenge ma non intende fare sconti ad un governo che quasi incoraggia l’arrivo dei clandestini e che consegna nelle mani del suo persecutore una donna con sua figlia”.

Per la Lega, dopo le scuse di Calderoli,  l’incidente è chiuso. In questo modo Maroni ha replicato alle pressioni di Enrico Letta che gli aveva chiesto di chiudere un “capitolo vergognoso” inducendo Calderoli alle dimissioni da vicepresidente del Senato. Ma da Palazzo Chigi trapela una reazione che non lascia spazio alle minimizzazioni: “Altro che tutto rientrato! La scivolata è solo quella di un leader che non riesce a far dimettere Calderoli da vicepresidente del Senato”. Questa la reazione del governo secondo voci interne a Palazzo Chigi, pecisando che “purtroppo è una carica che non è oggetto di voce di sfiducia, ma così facendo Maroni è correo dell’insulto al ministro Kyenge”.

Anche Renato Brunetta e Mara Carfagna, da parte del Pdl, hanno chiesto che siano stoppati gli insulti razzisti mentre per la Lega quella che si è sviluppata attorno al caso Calderoli è una strumentalizzazione, un polverone per coprire le responsabilità del caso Ablyazov.