Torna l’Esorcista con scene inedite: dopo 40 anni la bambina dagli occhi spiritati ci fa ancora paura

Sancì il riscatto dell’horror tradizionale e di sistema a seguito degli anni caldi dell’impegno cinematografico sovversivo determinato da quella che sarebbe diventata una saga  – e un filone – della Notte dei morti viventi. Oggi, a distanza di quarant’anni precisi dal suo esordio distributivo, L’esorcista di William Friedkin riapproda sul grande schermo, almeno per un giorno, (il 19 giugno), a impossessarsi delle sale. Un ritorno pensato non soltanto in nome di un rito celebrativo puro e semplice, ma voluto nel segno di un inossidabile potenziale di terrore spettacolare. Di una indiscutibile carica reazionaria, grazie alla quale, all’epoca dell’uscita del film nel ’73, le majors tornarono a riappropriarsi di un genere lasciato da tempo agli indipendenti. A conferma di un acclarato valore estetico, oltre che artigianale, attestato con coraggio ai limiti del trash in un’era cinefila ancora non industrialmente avvezza a prodigi digitali e virtuosismi informatici grazie a quei vomiti verdi e a quelle teste che ruotano di 180° – che contribuirono a decretare il successo orrorifico della pellicola – e che ancora incutono un certo timore. Con buona pace dei pionieri delle avveniristiche frontiere tecnologiche conquistate dopo. Un disagio, quello provocato dalla gradualità spettrale del male demoniaco patito nel mitico film da Linda Blair, culminato nel terrore vero e proprio di alcune sequenze che, malgrado il passare dei quattro decenni e il susseguirsi di rivoluzionarie mode produttive, ancora rimarcano la ricercata irriverenza formale perseguita da Friedkin, e arrivata come un pungo nello stomaco nel pubblico di quarant’anni fa, che a quelle immagini rispose con svenimenti, episodi d’isteria collettiva, panico, richiesta di ambulanze. I medici lo vietarono sin da subito ai deboli di cuore, e i manuali della storia del cinema, al sottotesto horror, non poterono non includerlo tra i titoli capolavoro. Tanto che oggi, la 70/ma Mostra del cinema di Venezia premierà Friedkin, esponente di quella generazione di talenti definita Nuova Hollywood, con il Leone d’oro alla carriera proprio nei giorni del suo 78° compleanno, presentando anche restaurato Il salario della paura del ’77, mentre in libreria da Bompiani uscirà la sua autobiografia, The Friedkin Connection, che rievoca il titolo originale del braccio violento della legge (The French Connection), altro titolo cult del poliedrico cineasta. E a brevissimo, sulle sale del circuito Nexo Digital, il 19 giugno appunto, la versione restaurata e digitalizzata nella Director’s Cut de L’esorcista, con i suoi 11 minuti di scene terrificanti eliminate nell’edizione del 1973, tornerà a officiare il rito dell’orrore di celluloide celebrato nel tempo, tra detrattori critici e omaggi festivalieri, soprattutto grazie alle intramontabili interpretazioni di Ellen Burstyn, Linda Blair e di un superbo Max von Sydow, all’epoca appositamente invecchiato per il ruolo. La storia, è noto, è quella che comincia in un sito archeologico in Iraq dove viene dissotterrata una statuetta che raffigura un volto demoniaco. Prologo per il successivo svolgersi delle vicende che coinvolgeranno Chris (Ellen Burstyn), una giovane attrice divorziata, e la sua figlia dodicenne Regan (Linda Blair). La bimba comincerà a dare segni di squilibrio: dovrà essere sottoposta a un esorcismo. Questa la trama ufficiale, ma le note a piè di pagina della sceneggiatura rimandano anche ad una lettura tra le righe, ancora più inquietante e attuale che mai: la paura radicata nell’inconscio che il maligno, non solo possa esistere, ma addirittura albergare nell’animo di un bambino innocente.