L’economista Luigino Bruni propone un “giuramento per i manager” non più schiavi del mercato

“Guarderò al mercato come un insieme di opportunità per crescere insieme, e non a una lotta o una gara dove qualcuno vince a spese degli altri”. Questo è uno dei punti del “giuramento del manager” proposto dall’economista Luigino Bruni, ordinario di Economia politica alla Lumsa, che articola il suo suggerimento in un lungo articolo apparso oggi su Avvenire.

I medici sono tenuti al giuramento di Ippocrate e, nell’accedere alla professione, si sottopongono a una serie di paletti etici. Perché questo sistema non dovrebbe valere anche per consulenti, amministratori, bancari economisti e commercialisti? Il principio che sovrintende al progetto è quello per cui l’economia etica sta diventando un “bene di prima necessità”. Secondo Luigino Bruni si potrebbe ipotizzare di far recitare il giuramento al termine della seduta di laurea: un evento “solenne” che rappresenterebbe la cornice ideale per dare un “peso morale e simbolico” all’impegno assunto dinanzi alla società dal neolaureato che diventerà un professionista. Impegno appunto a non sottoporsi alle leggi algide e inumane del mercato, a non usare la professione contro gli altri, a trattare con dignità i lavoratori, a valorizzare il merito.

In un recente libro, Economia con l’anima, Luigino Bruni ha proprio affrontato questi aspetti auspicando la correzione dell’attuale sistema in senso non utilitarista. A cominciare dal tessuto “comunitario” dove il modello di sviluppo si costruisca su una diversa gestione del tempo e dei legami, su una nuova valorizzazione del territorio, della cultura, dell’arte.  Una speranza che può sembrare anacronistica ma che in realtà può partire da piccoli elementi: rivalutando anche, nel linguaggio, parole come “dono”, “perdono”, “festa”, “umanità”. La chiamano “economia della comunione”, ma potrebbe essere l’economia del futuro, l’unica strada per uscire da una crisi che sta mettendo in difficoltà i cardini stessi del modello capitalista.