La Fiat dal monopolio delle auto a quello dell’informazione (e nessuno grida allo scandalo)

Asso pigliatutto, il primo giornale, il secondo giornale, il terzo giornale. Senza il rischio di essere accusati di avere tutta l’informazione tra le mani, senza un Celentano che urla al pericolo, senza che ci sia qualcuno che alzi un dito e parli di conflitto, non importa se di interessi o meno. Perché la Fiat è la Fiat, un po’ come Sanremo. Sarà la Fiat di John Elkann e di Sergio Marchionne a dare l’imprimatur al nuovo corso del Corriere della Sera. E sarà un solo editore, la Fiat, a farsi carico della complessa trasformazione che sta vivendo il gruppo Rcs. L’azienda automobilistica torinese ha infatti deciso di investire 90 milioni che, al termine del percorso, gli consentiranno di ridisegnere e di gestire il piano di ristrutturazione e quello editoriale del primo quotidiano italiano. Fino a ieri l’azionista di riferimento del Corsera, con il 16,5%, era Giuseppe Rotelli (l’imprenditore della sanità privata morto venerdì scorso), adesso, dopo la decisione di partecipare alla ricapitalizzazione e di rastrellare in Borsa parte dell’inoptato sui diritti Rcs, è la Fiat a piazzarsi in pole position con il 20,135%, seguita da Mediobanca con il 14,936, Della Valle l’8,7 e Intesa con il 5,850. Una mossa a sorpresa, ma non tanto, dopo che negli ultimi giorni il Lingotto, o società ad esso riconducibili,  hanno aperto la caccia ai diritti dell’aumento di capitale Rcs, acquistando quanto i Rotelli, i Benetton, i Merloni e le Generali avevano riversato sul mercato. John Elkann porta così a compimento quello che secondo molti era un suo vecchio progetto in ambito editoriale. Adesso la Fiat ha il monopolio de La Stampa, può gestire dall’alto della sua maggioranza relativa il Corriere della Sera, è presente, in quanto uno dei maggiori gruppi industriali italiani, ne Il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria.  Una “capacità di fuoco” certamente non disprezzabile, nel momento in cui il gruppo torinese sta diventando sempre più internazionale e, secondo molti, è pronta a spostare il suo centro decisionale  da Torino agli Usa. Del resto nessuno è pronto a credere che l’investimento nel Corriere sia stato fatto per fare beneficenza, né si può pensare a sinergie con il settore dell’auto, E il Corrierone denuncia una situazione economica disastrosa, uno stato finanziario drammatico e prospettive industriali ancora da definire. Quindi è evidente che Marchionne e John Elkann ritengono di avere bisogno di un nuovo megafono per gridare le loro ragioni, rispetto alla politica di internazionalizzazione, nei confronti dele Fiom che continua ad avviare vertenze, rispetto alla Cgil, che da una parte forma il Confindustria l’accordo sulla rappresentanza e dall’altra dà una mano ai metalmeccanici di casa propria nella contrapposizione con il Lingotto. Marchionne ed Elkann vogliono fare da soli, lo hanno detto uscendo da Confindustria e adesso si attrezzano per poterlo fare senza complessi di inferiorità. Del resto è quanto meno sospetto il fatto che il rafforzamento nel settore editoriale resta confinato al suolo italiano. Evidentemente è qui da noi che a Torino ritengono di dover combattere le battaglie più significative, dopo le critiche mosse a più riprese dall’amministratore delegato di Fiat al “sistema Italia”.  L’operazione è ancora in parte da definire, ma la dice lunga il fatto che la “scalata” sia avvenuta non attraverso le holding di casa Agnelli, ma  ricorrendo alla Fiat. Chi compra azioni dell’azienda automobilistica, quindi,  si trova nel “pacchetto” anche l’editoria con il Corriere e gli acciacchi economici e finanziari che ne caratterizzano la gestione. Uno scenario che, secondo alcuni, sarebbe destinato a cambiare, con lo spostamento della partecipazione detenuta in via Solferino e nella Stampa a carico della Exor, holding della famiglia Agnelli. Tutto qui? No, c’è anche uno scenario che va al di là, con l’arrivo di Rupert Murdoch che dovrebbe internazionalizzare l’informazione targata Fiat facendogli seguire la strada della casa madre. Fantascienza? Chissà. Di sicuro siamo già alle Star Wars.