I giovani di Confindustria: «Siamo tornati all’Italia tormentata dei tempi di Machiavelli»

«Scateniamoci. Liberiamo l’Italia da vincoli e catene»: con questo slogan i giovani imprenditori di Confindustria presentano le proprie tesi al 43/mo convegno di Santa Margherita Ligure. «Qualcuno accusa gli imprenditori e Confindustria di ripetere le stesse cose. Ribattiamo che non siamo ripetitivi per mancanza di argomenti, ma purtroppo perché, da troppo tempo, continuiamo ad essere bloccati sui soliti problemi», dice il presidente Jacopo Morelli, sottolineando che l’Italia «per troppi anni non si è mossa». Morelli ha esordito con un parallelo storico: «Nell’estate del 1513 Machiavelli inizia a scrivere Il Principe, in una Italia tormentata da incertezze e lotte. Oggi, dopo 500 anni, le similitudini non mancano». Per il leader dei giovani di Confindustria, chi ha la responsabilità di governo «non è chiamato a ripetere quello che già si fa o a farlo un po’ meglio ma a compiere quanto al momento nessuno fa». Da qui l’invito al nuovo governo «a dare un progetto concreto di futuro. A disegnare l’Italia che sarà tra 10 anni».

Morelli chiede «non un governo che faccia miracoli ma che agisca sulla competitività del Paese. Miracoli no, statisti sì». Ora bisogna «perseguire insieme sviluppo, libertà economica, coesione sociale» e rilancia anche l’allarme fisco con le stesse parole che aveva usato all’ultimo convegno di Capri innescando un dibattito: «Il fisco ha raggiunto i livelli di una confisca». Sulle misure urgenti, più che l’Imu, la priorità dovrebbe essere «il livello di tassazione su lavoro e imprese». Se sull’Imu il governo è «intervenuto in 10 giorni», sul cuneo fiscale «non si intravedono riforme all’orizzonte». Le cifre, del resto sono impietose: «120 miliardi di evasione fiscale sono una ferita, 60 miliardi di corruzione sulle spalle del nostro Paese sono un macigno». Tra le richieste, quella di «uno strumento universale e flessibile» per il mercato del lavoro. Le tesi dei giovani, illustrate da Morelli, sottolineano che non serve «il sussidio a pioggia del reddito di cittadinanza» ma «una sorta di reddito minimo a tempo condizionato all’attiva ricerca di lavoro e alla formazione professionale».