Attenti a quei due: Pisapia e De Magistris “folgorati” sulla via del Gay Pride

I due sindaci più fischiati d’Italia si rifugiano nei cortei variopinti dei gay per beccarsi qualche applauso. E restano folgorati dal Pride, tanto da spingersi – nell’euforia – a dire sì all’adozione dei bambini da parte delle coppie omosessuali. I due sono De Magistris e Pisapia, che fino a oggi si sono distinti solo per iniziative contro ogni logica, dall’ammazzaturismo di Napoli alla follia del divieto di mangiare i gelati (con tanto di retromarcia) a Milano, dall’amore per i centri sociali a quello per i campi nomadi. Si attende solo l’aggancio di Marino e sarebbe un trio perfetto. De Magistris si è piazzato alla testa del corteo nel cuore della città: «Siamo in prima linea – ha detto – sui diritti civili e lo siamo in particolare nel pretendere dal Parlamento di uscire dall’oscurantismo per diventare finalmente un paese laico che unisca le persone con l’unico vincolo che deve conoscere l’umanità: l’amore. Vogliamo una legge contro l’omofobia, per le adozioni e i matrimoni gay». Pisapia ha voluto dire a mari e monti che è stato il primo sindaco milanese a partecipare al Gay Pride, accompagnato rigorosamente dalla moglie: «Non voglio guardare indietro, le idee degli altri. Prendo atto che c’è una comunità che si sente ancora discriminata. Lottiamo insieme e impegniamoci insieme per riconoscere i diritti di tutti senza discriminare nessuno». Pisapia ha raggiunto il corteo a metà di corso Buenos Aires ed è stato salutato con un applauso dai partecipanti. Ed era questo che gli interessava particolarmente, visti gli scivoloni della sua carriera da sindaco. Ha anche preso tra le mani lo striscione che apriva il corteo, da buon militante. Fino a quando lo spettacolo è finito, a Napoli come a Milano. Spenti i riflettori, Pisapia e De Magistris sono tornati a casa. Senza mangiare gelati, naturalmente. Magari in bicicletta, tanto per convincere Marino a diventare uno di loro.