Sul tavolo del governo la manovra-tampone da 6 miliardi per affrontare i nodi Imu, Iva e Cig

Sul tavolo del premier Enrico Letta e del ministro dell’Economia Saccomanni ci sarà nelle prossime ore quella che i giornali già hanno battezzato la manovra-tampone da 6 miliardi. Un provvedimento che dovrà vedere la luce per assicurare copertura alle misure anti-crisi di cui Letta ha parlato nel giorno del suo insediamento: lo slittamento della rata Imu di giugno (2 miliardi in meno) stop all’aumento dell’Iva al 22% per luglio (altri 2 miliardi da compensare) e rifinanziamento della cassa integrazione in deroga. Su quest’ultimo punto sono stati i sindacati a suonare il campanello d’allarme. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha detto che occorre trovare entro maggio un milione e mezzo di euro per rifinanziare la cig in deroga altrimenti avremo 700mila cassintegrati a rischio. Il ministro Saccomanni a sua volta ha posto i paletti: l’asticella del deficit dovrà restare tassativamente al 2,9% (collocazione confermata dalle stime di primavera di Bruxelles) per evitare che non venga chiusa da parte della Ue la procedura per disavanzo eccessivo. Il Parlamento si appresta infatti a dare il via libera  al Def, cioè il documento che mette nero su bianco per gli osservatori di Bruxelles l’agenda di interventi previsti per conseguire gli obiettivi definiti a livello europeo.

Per quanto riguarda quello che Letta ha chiamato il “superamento” dell’Imu l’idea che si sta facendo strada è quella di varare l’imposta su casa e servizi sul modello tedesco, dovuta in parte minore anche dagli affittuari e affiancata da una «patrimonialina» su chi possiede case extra-lusso. In pratica questa tassa sostitutiva dell’Imu comprenderebbe il possesso dell’abitazione e anche i servizi essenziali forniti dal Comune e la tassa sui rifiuti. Ci starebbero lavorando, secondo quanto scrive La Stampa, esperti del Pd. Ma sarà un problema trovare sul punto un accordo con il Pdl, che ha messo nero su bianco nel suo programma di governo l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale.

Del resto i dati parlano chiaro. La Cgia di Mestre, elaborando dati Eurostat, ha documentato che con il 30,2% l’Italia guida la ‘classifica’ europea per la pressione tributaria ad eccezione dei paesi Scandinavi. Infine, per quanto riguarda la promessa fatta da Letta di incentivi per la nuova occupazione, si fa strada l’ipotesi di utilizzare i fondi strutturali europei: 12,5 miliardi parte dei quali serviranno a finanziare programmi regionali e nazionali a favore dell’occupazione. Anche sul fronte dei senza lavoro i dati restituiscono una realtà drammatica: secondo Prometeia la crisi e la recessione hanno fatto raddoppiare il tasso di disoccupazione italiano rispetto al 2007, quando viaggiava sul livello del 6%. Già oggi vicino al 12%, supererà questa soglia “entro il 2014” e “tornerà al 9% solo nel 2020”.