Porcellum e finanziamenti, i partiti devono agire subito. Con coraggio…

Ora che la Corte di Cassazione si è pronunciata dichiarando “rilevanti le questioni di legittimità sollevate sul Porcellum”, i tempi  per mettere mano alla riforma elettorale dovrebbero essere più stringenti. Usiamo il condizionale per necessaria cautela. Visti i precedenti e il dibattito che da ultimo si è sviluppato sull’argomento, è bene non farsi troppe illusioni. Sta di fatto che questa volta la Corte Costituzionale, chiamata per la quarta volta in cinque anni ad intervenire sulla vexata  questione, non è detto che si limiti alla ennesima raccomandazione, ad una semplice moral  suasion . Potrebbe, a differenza del passato, emanare una  cosiddetta sentenza additiva, riscrivendo in parte la legge.

Se così fosse, il  Parlamento ne uscirebbe con ulteriore disdoro. In compenso avremmo finalmente una legge elettorale resa più digeribile da alcuni principi:  premio di maggioranza più contenuto e preferenze .  Se, invece, i partiti  della “strana e fragile maggioranza”  che sostiene il governo Letta  comprendessero che un pezzo importante del recupero di credibilità politica agli occhi dei cittadini  è legato alla loro capacità di decidere l’eliminazione di un sistema che, comunque lo si guardi, ha procurato danni e creato ingovernabilità, allora forse potrebbe iniziare a sciogliersi il grumo di malumori e rancori che si è addensato nella società italiana. Il  processo di ri-legittimazione  della politica e del Parlamento  passa attraverso  questa strettoia.

In fondo lo stesso presidente del Consiglio Letta, nel discorso di insediamento, si è impegnato a riformare la politica. Impegno accolto con applausi dall’intera assemblea. Il buon senso richiede di evitare che la Suprema Corte si sostituisca, ancora una volta, alla politica e al Parlamento in una materia che dovrebbe spettare unicamente a questi ultimi. Ci vuole  un po’ di coraggio, Signori!

Se rinnovamento della politica deve esserci – e noi siamo fra quelli che l’auspichiamo da tempo – si metta mano anche al finanziamento dei partiti. Fateci caso: se ne è parlato tanto in campagna elettorale ma ora il tema è stato rimosso. Domani a Report  l’argomento sarà ripreso.  Una puntata che si annuncia  ad alto contenuto scandalistico, come lo stile Gabanelli impone. Saranno passate al setaccio donazioni e Fondazioni. Un  sistema, di cui si sa poco o nulla, ma grazie al quale molti politici raccolgono fondi privati per le loro attività. Non sempre lecite. Insomma, un’altra  palata di fango sulla politica. Altre inchieste della magistratura. Il cortocircuito giudiziario-politico che si ripropone all’infinito.

Nella scorsa legislatura tentammo di mettervi riparo. Fu in occasione della discussione sul rimborso elettorale dei partiti, cui fece seguito un provvedimento che, pur riducendo l’entità del finanziamento, non affondò la lama dove era necessario. In quella circostanza rilanciammo una proposta di legge di iniziativa popolare ( aveva raccolto in poco tempo circa mezzo milione di firme) ispirata dal professor Pellegrino Capaldo.  Che cosa prevedeva? Semplice: un sistema diverso da quello attuale. Un sistema che attribuisce ai cittadino la scelta di finanziare i partiti politici e le Fondazioni  usufruendo, in compenso, di un credito d’imposta pari al 95 per cento ( percentuale indicativa, suscettibile di modifica) del contributo versato, con un limite massimo di duemila euro.

Il limite di duemila euro e la riserva del credito d’imposta alle sole persone fisiche è presumibile che ampli la sfera della partecipazione dei cittadini alla vita politica, quali che siano il loro reddito e il loro orientamento. La legge proposta  ha il pregio di favorire indirettamente anche la riforma dei partiti politici. Per chiedere contributi , come suol dirsi, bisogna metterci la faccia. Essere credibili e trasparenti, innanzitutto, e dimostrare un uso corretto delle risorse donate.  Sicchè, non basta mostrarsi in ordine alla superficie. E’ in profondità che i partiti dovranno cambiare se vorranno agevolmente trovare linfa per le loro casse.

È lecito pensare che,  spinti verso una sana emulazione per acquisire sempre maggiori consensi tra i cittadini, essi non potranno non innovare nella loro vita interna, nella selezione della loro classe dirigente, fornendo un contributo di non poco conto alla crescita della nostra democrazia. E’ l’ultima occasione che resta. Ci vuole un po’ di coraggio, Signori!