Pil a picco, settimo crollo consecutivo. La decrescita (che piace tanto a Beppe Grillo) è sempre più infelice

Le brutte notizie, si sa, arrivano quasi sempre tutte insieme. Se poi riguardano l’economia, allora il bollettino di guerra è quotidiano, generoso, impietoso e purtroppo anche scontato. Oggi l’Istat ha fotografato una situazione che purtroppo è sotto gli occhi di tutti: l’economia italiana non è in ginocchio, è a pecora: uno stato di prostrazione così evidente, nella percezione reale degli italiani, da oscurare nelle priorità delle famiglie perfino le tette della Jolie e le grandi battaglie di chi in Val di Susa gioca con i trenini della Tav, argomenti che oggi campeggiano sui giornali italiani.

Il dato del Pil, che secondo l’Istat nell’anno in corso calerà dell’1,5%, è solo la banale conferma di una “decrescita” molto infelice del Paese, a dispetto delle astruse teorie economiche di Grillo sull’utilità di una morigerata recessione da praticare magari con il ritorno alla lira o al sesterzio romano. Meno banale è però l’errata previsione dei tecnici del governo Monti, che avevano previsto un calo dell’1,3% annuo. La diminuzione dello 0,5%  del Pil nel primo trimestre, del 2,3% sullo stesso periodo dello scorso anno, è il settimo consecutivo registrato, un record assoluto, ricorda l’Istat, come non accadeva dal primo trimestre del 1990.  In Europa le cose non è che vadano molto meglio. Le stime diffuse da Eurostat indicano che nell’insieme dei 27 Paesi Ue il Pil, nel periodo gennaio-marzo di quest’anno, è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% nei confronti del primo trimestre 2012. L’Italia, peraltro, è in pessima compagnia: i Paesi che hanno chiuso il primo trimestre con il segno meno rispetto ai tre mesi precedenti, sono: Cipro (-1,3), Repubblica ceca (-0,8), Italia e Spagna (-0,5), Portogallo (-0,3), Francia (-0,2), Olanda e Finlandia (-0,1). La Germania ha registrato un più 0,1% e la Gran Bretagna un più 0,3%. In Italia il  calo congiunturale del prodotto interno lordo nel primo trimestre 2013 è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell’industria e dei servizi e di un aumento nel settore dell’agricoltura, che sembra essere l’unico spiraglio di luce in una fase di recessione. A detta di Coldiretti, che ha analizzato i dati Istat, in Italia ci sono oltre 450mila disoccupati in più in un anno per effetto del crollo del Pil nel primo trimestre, con una crescita una crescita record del 18% dei disoccupati in un anno. Le persone in cerca di lavoro sono 2,95 milioni. L’unico segnale positivo viene dall’agricoltura, sottolinea per l’appunto la Coldiretti, che “conferma grandi potenzialità sul piano produttivo e occupazionale”.