L’ultima balla di Marino: «Ho fatto il ’68». Storace lo smaschera: ma se avevi solo 13 anni…

Ma possibile che tutti “vantino” di aver fatto il  ’68 a dispetto dell’anagrafe? L’ultima balla sessantottina l’ha inventata lo sfidante a sindaco di Roma Ignazio Marino, il quale era a un incontro pubblico con i lavoratori dell’Amaquando i suoi collaboratori gli hanno spiegato che per un problema tecnico  il megafono non funzionava. Lui non s’è dato per vinto e con piglio decisionista ha detto: «Passatemelo comunque, io ci riesco a farlo funzionare perché ho fatto il ‘68 e so come si usa». La campagna elettorale è agli sgoccioli, ma il tempo per sparare ancora qualche cartuccia a effetto c’è e per molti ancora, deve aver pensato Marino, il Sessantotto potrebbe funzionare ancora. Ma quella del candidato del centrosinistra è una cartuccia bagnata, il chirurgo è presto smascherato: «Ignazio Marino usa il megafono perché sa come si fa, dice di aver fatto il ’68. Ma è nato nel 1955, e aveva tredici anni. Bugie a raffica». Tredici anni, capite? Il tweet rivelatore è di Francesco Storace, leader della Destra. Marino non ne sta azzeccando una, è stato definito in ogni modo: straniero, marziano, uno che sembra catapultato da un mondo tutto suo. Ma che non sappia farsi due conti sui suoi dati anagrafici è una roba da cartoni animati, proprio come quelli che ha fatto disegnare per spiegare la sua campagna elettorale ai bambini qualche settimana fa. Già, forse loro, spera, mi capiranno. Così, per la serie una gaffe al giorno, Marino si sta battendo come un leone fino all’ultimo. Perché quella sul Sessantotto presunto è stata infatti preceduta da un’altra gaffe, più imbarazzante ancora: la sciocchezza del giorno è quella sulla linea dell’autobus 105, quello che percorre tutta via Casilina. Ecco, per il candidato del Pd basterebbe collegare il 105 con dei semafori per farlo andare più veloce. Viene spontaneo chiedersi se Marino sa com’è fatta la Casilina, se sa quanti incroci ci siano e quante auto la percorrono ogni giorno. Collegare un autobus con i semafori è da libro dei sogni. Sembra infatti di sognare con un candidato al Campidoglio che non conosce Roma, le vie nevralgiche della città, che sogna piste ciclabili sterminate non rendendosi conto che Roma -da sempre – sorge su sette colli e sogna di aver fatto il ’68 a tredici anni. Quanto al ’68 e alla laurea ad honorem che ancora sventola chi l’ha fatto e e chi no, viene da dire: e che palle. Pensiamo di interpretare il pensiero della maggior parte dei romani che vorrebbero coniugare finalmente i tempi della politica al futuro. O quantomeno al presente.