La Fiat lascia Torino per Detroit? Il Lingotto non smentisce l’anticipazione di Bloomberg

«Fiat sta valutando la possibilità di trasferire il quartier generale da Torino negli Stati Uniti una volta completata la fusione con Chrysler». L’anticipazione choc arriva dagli Stati Uniti, dall’autorevole agenzia economica Bloomberg, che cita tre persone a conoscenza della vicenda, secondo cui l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, avrebbe allo studio lo spostamento dal Lingotto a Detroit della sede principale della casa automobilistica. Secondo queste fonti anonime una decisione definitiva ancora non è stata presa e altre opzioni sono attualmente al vaglio. Bloomberg ha interpellato anche L. Brooks Patterson, capo del Consiglio della Contea di Oakland, dove ha sede Auburn Hills, la citta’ che ospita il quartier generale di Chrysler, lo scorso anno ebbe un incontro di affari con Marchionne nel quale fu sollevata l’idea per la prima volta. «Se la cosa si concretizza, e spero accada, è una buona notizia», ha commentato Patterson: «Accrescerebbe l’intera immagine della Motor City, per noi sarebbe davvero un grande slam». Dal Lingotto arriva una dichiarazione che non è una smentita. «Questo argomento più volte trattato nell’ultimo anno dai media di tutto il mondo – dice un portavoce della Fiat –  non è all’ordine del giorno come recentemente ha ricordato l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne».

La notizia allarma i sindacati e i lavoratori del Lingotto. Per il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, «Marchionne probabilmente sta valutando da anni, non in questi giorni, la possibilità di trasferire la sede Fiat da Torino agli Usa ed è anche per evitare questo se dal 2010 abbiamo fatto degli accordi per migliorare la produttività. Fondamentale è che in Italia restino almeno le braccia cioé gli stabilimenti e quindi i lavoratori». Per il leader della Ugl «questa scontata ma non positiva notizia dovrebbe far riflettere il governo, perché si tratta di un fenomeno non isolato. Bisogna trovare il modo di rendere nuovamente appetibile da un punto di vista industriale questo Paese, non abbassando i diritti ma creando nuove infrastrutture e alleggerendo il fisco».