Grillo si trasforma: non è più carnefice ma vittima. E senza accorgersene scopiazza il Cavaliere

Da leone ad agnello, da carnefice a vittima. Qualcosa non ha funzionato nella strategia di Grillo, il movimento perde pezzi e consensi, non c’è stata la rivoluzione auspicata e lui ha deciso di chiudersi nel camerino – un po’ come si fa in teatro – per cambiare rapidamente il look. Così, paradosso dei paradossi, non appena è riapparso sulla scena, senza neppure accorgersene, ha corso il rischio (e continua a correrlo) di dire le stesse cose del “nemico numero uno”, Silvio Berlusconi. Scopiazzandolo un po’ qua e un po’ là. «Forse in tv ci andrò anch’io – annuncia l’ex comico –  abbiamo peccato sulla comunicazione e la stampa non perdona nulla». Mea culpa in materia di rapporti con i media e accuse nei confronti del sistema, considerato un male da esorcizzare. Se si va al sodo, gli stessi concetti espressi dal Cav quando accusava i giornali di capovolgere la realtà decidendo di andare in tv per chiarire le cose. Ma non solo. «Hanno dato a mio figlio – afferma Grillo –  un tema scolastico in preparazione della maturità sul M5S, e lui giustamente si è incazzato». Anche qui c’è un sentito dire: basterebbe ricordare quando il centrodestra denunciava libri di testo scolastici e persino concorsi pubblici che contenevano frasi offensive nei confronti di Berlusconi. Ma Grillo continua: «Sento un odio pazzesco nei nostri confronti anche da parte dei mezzi di informazione. Arrivano a dire che una persona può suicidarsi perché ha parlato con Grillo. Sono decine le persone che vengono da me e sono scioccato da un Paese dove un suicidio diventa solo materiale statistico per i giornali». Ma guarda un po’, l’ha scoperto anche lui, c’è troppo odio in giro, lo stesso concetto espresso in quell’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio, diventato un tormentone del web. Ma alla fine, l’ex comico non ce la fa a restare vittima e ridiventa carnefice, sfoggiando i soliti insulti: «Alle prossime elezioni il Pd non ci sarà più e la sfida sarà tra il Movimento 5 Stelle e il nano». Riecco il repertorio di offese e di sarcasmo sul fisico altrui, attinto anche dalle ultime performance politiche di Dario Fo. Probabilmente per i grillini è il ruggito del leone. Ma anche i leoni rischiano di finire in gabbia.