Marò, l’affare si complica ancora: l’India azzera le indagini e le affida ai suoi 007

Si riparte da zero: le indagini sull’incidente che ha coinvolto i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono da rifare. L’intricatissima vicenda politico-diplomatica a ogni nuova tappa procedurale sembra così intricarsi ulteriormente, allungando i tempi e complicando i possibili esiti. Come riferito in queste ore dalle tv a New Delhi, il ministero dell’Interno indiano ha affidato all’Agenzia nazionale di investigazione (Nia) lo svolgimento di nuove indagini riguardanti l’incidente del 15 febbraio 2012 al largo del Kerala, in cui sono implicati i nostri due fucilieri di marina, accusati della morte di due pescatori indiani mentre erano impegnati in un’azione di controllo antipirateria a bordo della petroliera Enrica Lexie. Il 18 gennaio scorso la Corte Suprema aveva sottratto la vicenda a giustizia e polizia del Kerala, sostenendo che quello Stato non aveva giurisdizione. Sostanzialmente, dunque, alla National Investigation Agency, un organo creato nel 2009 e che finora si è occupato prevalentemente di casi di terrorismo, spetterà il compito di condurre nuove investigazioni sulla vicenda dei marò italiani, accusati di aver ucciso due pescatori del Kerala scambiandoli per pirati, ed è da questa nuova indagine che uscirà il dossier destinato ai magistrati della Corte Speciale, istituita con l’incarico di procedere direttamente al giudizio o di stabilire a chi spetterà una volta per tutte la competenza del processo. L’iniziativa si propone dunque di fornire materiale probatorio al giudice di New Delhi che nel prossimo futuro dovrà esaminare la vicenda: infatti, né le indagini svolte dal team guidato dal commissario Ajith Kumar di Kochi, né la perizia realizzata dalla polizia scientifica di Trivandrum (sui cadaveri dei pescatori, sul peschereccio St.Antony e sulla petroliera Enrica Lexie) potranno apparentemente essere tenute in conto per l’assenza di giurisdizione verificata dalla Corte Suprema nei confronti dello Stato del Kerala. Fonti del ministero dell’Interno hanno inoltre detto all’agenzia di stampa statale indiana Pti che «la Nia investigherà il caso dall’inizio e presenterà i capi d’accusa ad una speciale corte della stessa Nia, o in qualunque altra corte speciale disposta dal governo d’accordo con la Corte Suprema». Sarà comunque il presidente della Corte Suprema Altamas Kabir, nell’udienza fissata per domani mattina, a fornire alcune indicazioni per orientare il lavoro del tribunale ad hoc che dovrà occuparsi dei marò. In sostanza, tra rinvii e passaggi di mano, diventa sempre più fitta la nube che avvolge il destino dei nostri due connazionali, rispediti dal governo Monti – e contro il parere del ministro degli Esteri dimissionario in aula, Giulio Terzi – in pasto alla giustizia indiana. L’unico dato che sembra certo al momento è che nell’infinito duello delle competenze, l’intenzione del governo indiano è quella di avocare indiscutibilmente il caso alla sua giurisdizione, convinto assertore del fatto che l’incidente sia avvenuto in acque «contigue» sotto il controllo della Marina indiana: contestualmente, quindi, si alimenta l’incertezza sulle sorti che pendono sul capo dei nostri due marò.