Lo smacchiatore di giaguari, l’ideologismo e Nanni Moretti hanno “ucciso” la sinistra

Il Nanni Moretti di Aprile si rassegni; l’invito a dire qualcosa di sinistra è caduto nel vuoto perché nel Pd l’interpretazione della sinistra serve solo alla lotta fratricida, compagni contro compagni, leader contro leader. Le accuse si incrociano ed esplodono incontrollate dinanzi a una posta in palio che diventa sempre più alta. L’incarico a Bersani è il terreno su cui si gioca la guerra interna e il riferimento serpeggiante alle questioni ideologiche è l’arma da usare per l’offensiva. L’ala facente capo ai Bersani e ai Fassina, fiancheggiata da Vendola, dalla Fiom e da qualche nostalgico dell’operaismo vecchio stampo, non si allontana di un centimentro dagli steccati alzati da decenni.  E vanno avanti con frasi del tipo “Luciano Lama si sarebbe rifiutato di sedersi al tavolo con il Cavaliere”. Il resto del partito, invece, pur non amando Berlusconi, pensa che il tempo della lotta di classe sia finito da tempo e sulla scena politica i veri avversari siano i demagoghi, il falso nuovo che avanza, fenomeni generati dalla crisi e diffusi  in tutti i Paesi dell’Occidente democratico. Tra Renzi e Bersani la discriminante è però l’Opa sul futuro del Pd che il sindaco di Firenze prepara da tempo e che l’attuale segretario intende fermare prima che possa produrre il ribaltone interno. Se si va subito a elezioni il mancato smacchiatore di giaguari pensa di dover essere ancora lui il candidato premier, mentre il belloccio chiede nuove primarie, persino nel caso che la consultazione elettorale dovesse avvenire a giugno. Anche se si dovesse giungere a un governo di larghe intese la posizione di Bersani è molto indebolita e il richiamo all’ideologismo non fa più presa e quindi non può funzionare da diga. Il tutto con un’incognita: se Renzi andasse per conto suo c’è già chi pensa che potrebbe scompaginare tutto il quadro politico. Con un Pd ripiegato su se stesso i giochi si riaprono. Checché ne pensi Nanni Moretti.