In casa Grillo si vota on-line anche sulle epurazioni. Primo della lista è il senatore Mastrangeli

Nella maison Cinque stelle le epurazioni arrivano in Parlamento. Questa volta a finire nel tritacarne delle polemiche è il senatore Marino Mastrangeli reo, secondo Beppe Grillo, di aver «violato numerose volte la regola di evitare partecipazioni ai talk show» e «danneggiato l’immagine del M5S con valutazioni del tutto personali». Sul suo blog il leader di Cinque stelle ha lanciato il voto per l’espulsione del senatore, proposta a sua volta, dai gruppi parlamentari. Tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle, si legge, hanno sottoscritto pubblicamente prima delle elezioni il “Codice di comportamento”. La sua sottoscrizione era necessaria per candidarsi, un «impegno preso senza costrizione verso il M5S e gli elettori», ha sottolineato ancora Grillo. Per i parlamentari che violino le regole sottoscritte, «il gruppo parlamentare può avviare la procedura di espulsione», che prevede la proposta di espulsione votata a maggioranza da deputati e senatori riuniti e la successiva ratifica della decisione con una votazione on-line degli iscritti al Movimento, tutt’ora in corso. Ma lui, Mastrangeli pur se indignato sembra non avere alcuna intenzione di togliere le tende: «È una vergogna, una vergogna. Queste cose non succedono neanche in Corea del Nord». Il senatore si è difeso: «Perché non espellono Vito Crimi, che ha registrato un’intervista da Vespa uguale a quella che avevano fatto a me? Le mie erano interviste, come le fanno tutti i senatori. Mi sono inventato questo slogan: “Un parlamentare che non può parlare, che parlamentare è?”». Mastrangeli ha contestato anche la votazione dei gruppi M5S che ha proposto la sua espulsione: «C’erano 72 assenteisti sul lavoro (assenti alla riunione, ndr). Solo 62 hanno votato per cacciarmi, gli altri 101 evidentemente non sono d’accordo». Il senatore ha denunciato anche la tempistica della votazione on line: «Pensano che oggi si parlerà di governo e non di me. Pensano che domani, primo maggio, non si parlerà di me. Ma io mi appello agli iscritti al Movimento che ancora credono nella libertà di parola e nell’articolo 21 della Costituzione». Nel caso poi che venisse decisa la sua espulsione ha annunciato che  dovranno prenderlo e spostarlo «fisicamente dai banchi del gruppo, perché io il M5S non lo lascio». Ma ha anche aggiunto che di fronte alla espulsione andrà nel gruppo misto. «E lì – ha detto – formerò una componente che chiamerò “Minoranza M5S”, perché continuerò ad avere il Movimento nel sangue».