Il voto per il Colle è una commedia penosa. Ma per Grillo il male è il popolo di centrodestra

È accaduto di tutto, il Pd ha perso la faccia, ha dimostrato di non avere la forza nemmeno di controllare i suoi parlamentari (figuriamoci di governare), stretto tra vendette e gelosie. Tutti impresentabili, attori di una commedia penosa. Grillo ne ha fatto parte, salvandosi in corner solo nel voto finale su Prodi, dov’è riuscito a evitare fughe. Ma di fronte a una situazione vergognosa, dove una certa politica sta dando il peggio di sé persino sull’elezione della massima carica dello Stato, il male assoluto – secondo l’ex comico – è il popolo del centrodestra. L’ha detto quasi in contemporanea con lo squallido atto che i “democratici” hanno recitato a Montecitorio. La verità è che anche Grillo è in défaillance, perché ha sudato sette camicie per convincere i suoi, tenerli compatti, evitare lo scivolone dell’appoggio al Professore ulivista.  Chiuso all’angolo dalla sua debolezza contenutistica, messo a nudo e bocciato per scarsa capacità istituzionale, regista di parlamentari inconsistenti, il leader dei Cinque Stelle è stato costretto a ricorrere a un trucco usato dai vecchi mestieranti della politica contro i quali ha costruito la sua campagna elettorale e le sue fortune: agire su più tavoli, sorridere la notte e fare la faccia feroce di giorno, trovare un compromesso mentre a parole minacciava fuoco e fiamme. È così che ha agito per l’elezione del presidente della Repubblica dopo essersi allenato nei giorni precedenti. La prima mossa sul web è stata la rosa dei nomi da far votare ai grillini tra cui (guarda caso) c’era quello di Prodi, in linea teorica il personaggio più lontano dal mondo dei “vaffa”, visto che se n’è beccati tanti proprio dal popolo della rete. La seconda, il lancio della Gabanelli al Quirinale, uno spot pubblicitario durato lo spazio di un mattino, utile solo a far parlare di sé. La terza l’offerta al Pd: votate Rodotà e poi chissà, facendo sentire nell’aria a Bersani il profumo della poltrona di Palazzo Chigi. La quarta mossa, l’applauso a Prodi dei Cinque Stelle, «non dimenticate che era nella nostra lista dei papabili». La quinta, sotto la pressione della rabbia degli elettori contro il Professore, l’esternazione di Grillo: «Nessuno in M5S si è mai sognato di votare Prodi e non se lo sognerà nemmeno in futuro». I capitoli successivi sono noti, il dato è tratto. In questo quadro, Grillo ha tentato di venir fuori cambiando l’obiettivo, nel tentativo di far dimenticare gli incidenti di percorso sulla scelta dell’inquilino del Colle. L’ultima esternazione ha fatto a gara con quella di Lucia Annunziata sugli impresentabili: «Berlusconi va in televisione e dice di darti l’Imu e anche un set di pentole. Il problema è che nove milioni ancora lo votano, è gente che tira a sopravvivere, galleggia, forse perché hanno la pensione forse perché sono un po’ collusi e danno il voto a questo». Collusi, stupidi e impresentabili, un’immagine peggiore di quella data dell’Annunziata. Ma detto dal vero impresentabile è un complimento.