Confindustria: le imprese chiudono. E sollecita un patto con il sindacato

Il «Paese è a pezzi», viviamo una «economia di guerra», denuncia Confindustria. Che invoca una alleanza con i sindacati, un «patto tra gli attori della fabbrica» per lavorare insieme, «per salvare le fabbriche e il Paesé», per un fronte comune nel pressing su politica e governo. Gli industriali non esitano a parlare di «lutto in famiglia» per le imprese che chiudono i battenti, per chi non ce l’ha fatta e per chi resiste a fatica. 70mila imprese manifatturiere hanno cessato l’attività negli ultimi cinque anni, 41 al giorno nel 2012, ferite aperte che il direttore del centro studi degli industriali, Luca Paolazzi, evidenzia con la crudezza dei dati. Un minuto di silenzio, un «silenzio di denuncia», ha aperto il convegno Biennale della Piccola Industria di Confindustria. E’ un punto di svolta, avverte il leader dei «piccoli» di viale dell’Astronomia, Vincenzo Boccia: «Oggi a Torino presentiamo una Confindustria di protesta», ha sostenuto, ribadendo lo slogan che ha scandito l’ultima settimana anche con intere pagine acquistate sui quotidiani: «Tempo scaduto». Confindustria lancia così «un grido di rabbia e speranza. Speranza perché è possibile scegliere e uscire dalla crisi. Rabbia perché queste scelte non si stanno facendo». E ribadisce le sue richieste, cinque domande, dice Boccia: «A partire da oggi le ripeteremo ogni giorno fino a quando non avremo risposte nei fatti». «Cosa intendete fare per ridurre il global tax rate delle imprese italiane? E sui costi dell’energia? E su debito e spread? Quali grandi infrastrutture dare al Paese, come procedere per le piccole opere? Quando ridurre il cuneo fiscale e agevolare il recupero della produttività?». La platea applaude con vigore per il sì alla Tav, e per Emma Marcegaglia designata leader della Confindustria Europea. Ma il clima è di «grande preoccupazione», e «grande rabbia», ripetono tanti degli imprenditori presenti. Mentre all’esterno i lavoratori delle aziende in crisi che hanno sfilato nei giorni scorsi a Torino con la Fiom distribuiscono un volantino, “No ai licenziamenti”. Boccia ribadisce l’allarme per «l’irresponsabilità che emerge dallo stallo attuale» nella politica: striglia i partiti «indifferenti alla situazione di emergenza», che «non capiscono i rischi che stiamo correndo» e affondano «nelle tattiche» la nascita del nuovo governo. Così come bacchetta chi «predica la decrescita» e «non sa fare altro che dire sempre e solo no». Ma il messaggio forte è rivolto ai sindacati, a lavorare «insieme» per «ricostruire il Paese», per «una nuova rivoluzione industriale». Più volte viene scandita la parola «insieme»: perché «da soli non ce la faremo». E’ «dobbiamo salvare il Paese, occorre una assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori in gioco». Il ministro Corrado Passera, che interviene fuori programma, condivide «l’insofferenza, l’indignazione che viene fuori per i tempi della politica che nulla hanno a che fare con i tempi dell’economia reale del Paese». Mentre il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in un messaggio al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e al leader della Piccola Industria Boccia, sottolinea «l’esigenza di un rilancio del comparto manifatturiero quale elemento essenziale della ripresa dello sviluppo economico del nostro Paese». Servono «misure per dare slancio all’economia “già nei primi cento giorni di lavoro del prossimo governo» avverte Fulvio Conti, l’ad di Enel, vicepresidente di Confindustria: giusta la strada, dice, di «un patto per l’Italia, che da domani veda insieme imprese e sindacati per presentare insieme una proposta al governo».