Cacciari dà l’estrema unzione al Pd: «Esperimento fallito, meglio dividere ex Pci e democristiani»

La vicenda del Quirinale sconquassa il Partito democratico dalle fondamenta. Pier Luigi Bersani sente la maggioranza sfuggirgli sotto i piedi. I cattolici, ossia,  gli ex Dc sono, sul piede di guerra: hanno capito che probabilmente non sarà Franco Marini il candidato del partito al Colle, minacciano fuoco, fiamme, scissioni. La parola più tenue è “imboscata”. Può bastare? Sì, può bastare, l’esperimento è fallito, diamoci un taglio, è venuto il tempo del divorzio. Il filosofo Massimo Cacciari, intervistato dal Mattino, chiosa il “teatro” di queste settimane in casa Democrat in maniera ultimativa: «Al di là delle questioni personali che riguardano Bersani e Renzi, si sa da molto tempo che l’esperimento del Pd è fallito. C’è la necessità di dare vita ad un nuovo partito, anzi a due nuovi partiti: non ha avuto alcun senso produrre questa sommatoria tra esponenti dal passato remoto ingombrante, da una parte ex Dc, dall’altra ex Pci». Sono parole pesanti, sono i fatti che parlano, del resto di due parti incompatibili ogni giorno ce passa: «Non si va da nessuna parte – prosegue l’ex sindaco di Venezia – con quel progetto, se vogliamo romantico, illuministico, affidato alla vecchia leadership post-comunista e con all’interno quegli ex Ppi che da soli non sarebbero mai andati da nessuna parte». Separati in casa non si può vivere a lungo e le due “anime” del Pd, alla fine non hanno retto, è il ragionamento di Cacciari. Un “big bang”. «Credo – spiega – che sia pienamente legittimo far ritrovare in un solo partito l’area socialista e quella ex comunista, compreso Vendola, che può valere dal 25% al 30%. Liberando gli ex Ppi, che insieme ai centristi montiani potrebbero dare vita ad un altro partito: è inutile tenerli imprigionati». Ognuno per la sua strada, non vede altra via. per l’area di sinistra «Fabrizio Barca va benissimo. Ho letto il suo documento per il buon governo, l’ho molto apprezzato. È il progetto di una socialdemocrazia davvero europea e ha il merito di essere franco», ipotizza. Su chi potrebbe guidare l’area di centro, invece, Cacciari indica «Renzi, è lui  il candidato naturale per la guida del nuovo soggetto centrista. Tenendo presente che in quell’area possono certamente confluire anche quei centristi che ora stanno con Berlusconi: dovrà pur finire questa schiavitù nei confronti del Cavaliere». Cacciari, inoltre, non vede alternative a nuove elezioni, «con questo Parlamento spaccato in tre non ci sono molte speranze»; e non crede nemmeno a un ripescaggio del governo Monti, anzi, «Dio ci scampi e liberi da gente come la Fornero», esclama, salvando solo Barca e Profumo. Di Monti, dice, «un ottimo ministro degli Esteri» e nulla più.