Fumate nere per le presidenze. I tatticismi della sinistra paralizzano le Camere e il Paese

Camere con fumate nere, nerissime, ancora prive dei due tasselli fondamentali dopo le prime votazioni. La nuova legislatura non decolla, le votazioni dei presidenti di Camera e Senato si concludono con un nulla di fatto. Con il secondo scrutinio a Palazzo Madama cala infatti il sipario sulla giornata politica al Senato. Stallo e paralisi sono le parole più gettonate dai commentatori e dalla gente comune. Doppia fumata nera per le prime due votazioni alla Camera, dove in serata ci sarà una terza votazione. Nella seconda le schede bianche sono state 450. Il più votato è stato Roberto Fico (M5S), che ha incassato 110 voti. Da notare che Fico ha ottenuto un voto in più rispetto alla consistenza numerica del suo gruppo (109). Alla prima votazione Fico aveva ottenuto 108 voti, mentre le schede bianche erano state 459. Anche il primo scrutinio a Palazzo Madama si risolve con  246  schede bianche, 52 quelle per il candidato del M5S Luis Alberto Orellana. Nessun candidato ha quindi raggiunto la maggioranza assoluta (161) per aggiudicarsi la poltrona di seconda carica dello Stato. Per ora, di uscire dall’impasse proprio non se ne parla, mentre fuori Montecitorio per tutto il giorno un grande striscione esposto dai manifestanti recita “Siete obbligati a trovare una soluzione”. Macché. Sulla seconda e terza carica dello Stato al momento incombe un grosso punto interrogativo. Pd e Pdl hanno deciso di votare scheda bianca. Per il Pdl non è una scelta facile ma viene considerata l’unica possibile se si vuole tenere aperta la porta a un’intesa che preluda al governo e all’elezione di un capo dello Stato condiviso. Per il momento, al partito guidato da Angelino Alfano, non interessa entrare nella logica delle poltrone e dare la stura ad eventuali scambi. Da lunedì si entrerà alle Camere con una strategia diversa, in concomitanza con l’elezione dei capigruppo che avverrà a magigoranza semplice. Il segretario al termine di una riunione di parlamentari ribadisce il sì a un governo di garanzia e no «a un governo che danneggia l’economia, piuttosto elezioni a giugno». Durante la giornata Andrea Olivero, coordinatore politico di Scelta Civica, fa in qualche modo trapelare la disponibilità del capo del governo Mario Monti ad essere candidato alla presidenza del Senato, ma «solo» nella prospettiva di un »governo delle larghe intese». Né Pd né Pdl gradiscono. In particolare, ai microfoni di Tgcom 24 Beatrice Lorenzin la definisce «una cosa incredibile perché non si capisce da cosa nasce. C’è un accordo di governo – spiega – o c’è il Pd che cerca solo una maggioranza a qualsiasi costo? Sono chiacchiere». Oggi è la giornata degli scherzetti…, se la ride la senatrice Alessandra Mussolini, che  scherza sui tre voti a suo favore usciti nell’ambito della votazione per la presidenza del Senato. Al Senato, il terzo tentativo dovrà essere rinviato al giorno successivo. Secondo quanto prevede l’art.4 del Regolamento del Senato, infatti, si procederà, nel giorno successivo, ad una terza votazione nella quale sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti (e non dei “componenti” com’è stato nelle due prime votazioni). E si dovranno computare tra i voti anche le schede bianche. Qualora nella terza votazione nessuno abbia riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e verrà proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti sarà eletto o entrerà in ballottaggio il più anziano di età.