Dita incrociate per un Conclave breve

I cardinali, elettori e non elettori, sono riuniti per la decima congregazione generale prima del Conclave, che è cominciata poco dopo le 9,30. I porporati sono giunti alla spicciolata nell’aula nuova del sinodo, dove si svolgono il dibattito e il confronto sulla situazione della Chiesa e si tenta di tracciare un possibile profilo del nuovo Papa, dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Nelle precedenti congregazioni, svoltesi da lunedì a sabato a volte anche con sessioni pomeridiane, sono già intervenuti oltre cento porporati. E da sabato c’era ancora una nutrita lista di iscritti a parlare. Proprio per facilitare gli scambi fino all’ultimo, i cardinali hanno deciso di entrare nella casa Santa Marta solo martedì molto presto, subito prima della Messa Pro eligendo Romano Pontifice, che sarà celebrata dal decano Angelo Sodano a San Pietro, alle 10 in punto. Nel pomeriggio, invece, avranno luogo la processione e il giuramento solenne davanti al Giudizio Universale e ci sarà tempo per un solo scrutinio. I fedeli dovranno controllare il comignolo di rame della cappella Sistina intorno alle 19: da quel momento in poi ogni fumata potrebbe essere quella buona per la nomina del successore di Benedetto XVI.
Ma non saranno solo i cardinali a entrare in clausura. Come previsto dalla costituzione apostolica, ci sarà la cerimonia di giuramento per un lungo elenco di persone chiamate a prestare servizio. Anche loro, per il periodo degli scrutini e «fino a quando così avrà ordinato il nuovo Pontefice», dimoreranno nell’area riservata, ma resteranno fuori ovviamente dalle fasi della votazione: sono ascensoristi, confessori, fioristi, medici, infermieri. A differenza dei porporati, per loro c’è il rischio di scomunica immediata.
«Conclave breve? Speriamo!» si è lasciato sfuggire l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, ma l’ipotesi trova qualche conferma, a cominciare dall’editoriale di padre Federico Lombardi su Radio Vaticana. «I cardinali hanno deciso a larghissima maggioranza la data del Conclave per martedì – ha osservato il portavoce della Santa Sede – Si sentono quindi pronti per affrontare il passo decisivo dell’elezione del nuovo Papa». Per ora nessuno dei candidati forti vanta livelli di consenso simili a quelli con cui entrò in Conclave nel 2005 Joseph Ratzinger, ossia quasi cinquanta voti. I papabili ancora in pole position – e cioè l’italiano Scola, il canadese Ouellet, gli americani Dolan e O’ Malley e il brasiliano Scherer – hanno fra i 20 e i 30-35 voti, quando per eleggere il Papa ne servono 77 (ossia i due terzi di 115). È possibile che dalla seconda votazione i consensi vadano a convergere su quello che emergerà come il candidato più forte del “partito” dei riformatori non italiani. Oppure – come nel 1978 con Wojtyla, che trasse vantaggio dallo scontro fra Siri e Benelli – potrebbero avanzare gli outsider, come l’arcivescovo di Budapest Peter Erdo o quello di Parigi André Vingt-Trois.