Caso Ruby, sì dei giudici al legittimo impedimento (dopo la seconda visita fiscale in tre giorni…)

Alla fine il legittimo impedimento c’è, eccome. Ilda Boccassini incassi. È la seconda volta nel giro di tre giorni che Silvio Berlusconi riceve una visita fiscale e ora il tribunale di Milano, dando atto degli esiti dell’accertamento richiesto, che ha rilevato «uno scompenso pressorio dell’imputato» e quindi un «assoluto impedimento» a comparire in udienza, ha sospeso il processo e lo ha rinviato a mercoledì prossimo 13 marzo nel primo pomeriggio. In quella sede sarà definito un nuovo calendario di udienze perché, da quanto hanno rilevato proprio i consulenti nominati dai giudici “malfidati”, per l’ex premier c’è la necessita di un ulteriore periodo di 6-7 giorni per effettuare ulteriori accertamenti medici. La prima visita che riguardava il processo Mediaset aveva certificato la «non assolutezza» del legittimo impedimento motivato dall’infiammazione agli occhi che lo affligge da alcune settimane. Questa volta, però, la situazione clinica è peggiorata e i medici, dovevano pronunciarsi anche sui problemi cardiologici che sono sopraggiunti. Un autentico supplizio che si commenta da sé. Peraltro, la difesa aveva presentato tre certificati medici che evidenziano proprio le «complicazioni cardiologiche» poi accertate. Ma la Procura ne aveva dubitato naturalmente. Una giornata pesante per il Cav, che nonostante lo stato di salute critico e lo stress dell’“accanimento terapeutico” dei giudici, non ha rinunciato al suo lato socievole e ha fatto visita agli altri pazienti ricoverati in altri reparti. «È passato nella mia stanza – spiega Marco Ficarra, 31 anni – sia sabato che questa mattina. Oggi indossava anche occhiali da sole con lenti fotosensibili. Mi ha chiesto come stavo e se avevo bisogno di qualcosa. Ma io non ho saputo dirgli quasi niente, perché la mia sorpresa è stata grande, ero emozionato e mi è sembrato un gesto di grande umanità. Lo ho anche votato», dice. A fianco al letto di Marco c’é ricoverato invece Jammali, che lavora come buttafuori a San Siro, con cui hanno parlato anche del suo Milan e di calcio. I pazienti riferiscono che Berlusconi fa queste visite la mattina e nel tardo pomeriggio. Il Pdl si era mobilitato fin dal mattino contro il “forcing giudiziario”. Con una marcia simbolica verso il tribunale di Milano, parlamentari e uomini e donne di partito hanno intonato davanti le scale del palazzo di giustizia l’Inno d’Italia. Tra i parlamentari presenti anche una Maria Stella Gelmini sconcertata: «Siamo qui per difendere la democrazia dal tentativo di sovvertire il voto popolare». Il segretario Alfano ha fatto presente la gravità del conflitto tra poteri dello Stato che si sta profilando: «I gruppi parlamentari di Camera e Senato del Pdl», dice, «sono stati costretti ad interrompere la riunione operativa in corso a Milano sugli adempimenti di inizio legislatura poiché il tribunale del capoluogo lombardo, negando in prima battuta il legittimo impedimento, ha stabilito la non valenza istituzionale e politica di tale riunione», si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa Pdl. «Questo gravissimo comportamento rappresenta un vulnus democratico e un volgare svilimento delle istituzioni e dell’attività di deputati e senatori». Per questo la marcia, nonostante Berlusconi avesse chiesto ai suoi di non manifestare ma, l’indignazione non regge, troppo forte era la voglia di reagire. Alfano, tra l’altro, rivolgendosi ai parlamentari del Pdl, avrebbe confermato l’intenzione di valutare l’opportunità di non partecipare ai lavori parlamentari finché le richieste del Pdl non saranno prese in esame, a partire dalla questione giustizia. Un’ipotesi che ha intenzione di prospettare al Capo dello Stato, paventando tutta la sua preoccupazione «per l’emergenza democratica». La difesa di Silvio Berlusconi è pronta a far valere i motivi di salute per chiedere il rinvio anche dell’udienza del processo d’appello sul caso Mediaset fissata per sabato prossimo. «Alla luce delle ultime relazioni mediche – ha spiegato l’avvocato Ghedini – chiederemo la revoca dell’ordinanza dei giudici emessa sabato scorso».