Monti si fa in tre ma non ne azzecca una

Uno e Trino, senza essere blasfemi. È il nuovo miracolo di Sua Santa Sobrietà che, nel rush finale della campagna elettorale, si è spacchettato in tre: il Monti fu tecnopremier (che piace solo a Casini); il Monti versione famiglia (moglie, cagnolino, cotechino e croccantini) costruito nella speranza di acchiappare qualche consenso; il Monti candidato, che invece promette l’esatto contrario di quanto ha fatto. Per averne prova, basta dare un’occhiata alle parole pronunciate nel suo patetico tour. Il Pil è crollato, facendo registrare uno dei peggiori dati della nostra storia economica. E lui, come se niente fosse, dichiara che lo farà salire del 6% grazie alla sua bacchetta magica. Non risponde a chi gli fa notare che il crollo è dovuto al suo rigore esasperato e neppure a chi gli dice che è una conseguenza del suo essere servile con la Germania. È un professore, non deve risposte a nessuno. Ha lasciato 7 miliardi di euro da coprire (lo dice Fassina) ma Monti fa spallucce, che vuoi che siano. C’è il record delle imprese che hanno chiuso i battenti? Riapriranno. La mazzata che ha dato con l’Imu è stata troppo pesante? La renderà più leggera. La scuola ha subìto tagli? Le darà i soldi. Ha creato tre milioni di disoccupati? Creerà sei milioni di posti di lavoro. Due milioni di anziani non riescono più ad affrontare i costi delle cure mediche e dei farmaci? Pazienza, tutti devono rinunciare a qualcosa e fare sacrifici. Intanto, viene ripreso dai fotografi mentre mangia il pasticciotto, accarezza il cagnolino e cerca di tenere buoni alleati recalcitranti e con i consensi elettorali al lumicino, perché vampirizzati da quella “Scelta civica” che diventa ogni giorno più “Scelta cinica”.  Alla possibile sconfitta penserà domani. Anzi, ci penserà la Merkel. A trovargli una “giusta” collocazione.