L’università di Oxford promuove il Cav: il programma migliore è quello del centrodestra

Monti, Bersani o Berlusconi? Gli italiani decideranno domenica e lunedì prossimi ma, intanto, i programmi vengono passati al setaccio e dalla Gran Bretagna arriva la notizia che il Popolo della Libertà il partito  che ha messo nero su bianco il programma che appare più adeguato per avviare a soluzione i problemi originati dalla crisi. Oxford Economics e Oxford University ci spiegano che sono le idee di Berlusconi quelle che nel corso dei prossimi cinque anni avrebbero la maggiore possibilità di favorire la crescita, combattere la disoccupazione, ridurre il debito pubblico. L’autorevole fonte (gli esperti collaborano con i governi, inclusa la Germania, oltre che con istituzioni pubbliche e private), incaricata dal Corriere della Sera di esaminare l’impatto delle varie ricette elettorali, fa notare che su Grillo non è possibile dire nulla perché, protesta a parte, il comico genovese non ha messo sul tavolo nessuna proposta ufficiale. Ma gli altri programmi vengono passati al vaglio e  e alla fine emerge che, con le ricette del Pdl, il Pil crescerebbe dello 0,6% nel 2014, dell’1,4 nel 2015 e dell’1,7%  nel 2016 e nel 2017. Meno bene andrebbe con le idee del Pd che ci porterebbero a un’ulteriore contrazione del Pil dell’1,4% nel 2013 e poi a un più 0,4 nel 2014 e quindi a un aumento dell1,4% nel 2015 e nel 2016.  Più o meno lo stesso risultato che otterrebbe Mario Monti. Complessivamente il programma del Pdl porterebbe a un risultato cumulato di 5,8  punti, quello del Pd di 4,3 e quello di Monti di 5,2. Tutto qui? No, anche l’occupazione  sembrerebbe seguire lo stesso trend. Con le proposte del Pdl il tasso scenderebbe al 12,4 per cento nel 2013 e quindi, via via, al 9,2 nel 2018 (3,2 punti in meno), mentre Bersani e Monti farebbero segnare quest’anno il 12,6%, per poi terminare a fine 2018 rispettivamente al 10,6 e al 10,4%. Su un solo versante il Pdl otterrebbe risultati meno brillanti, quello del deficit. Secondo Oxford Economics Institute,  il partito di Berlusconi ci porterebbe nel 2018 a un disavanzo del 3%, il Pd dell’1,1 e Monti dello 0,8. Più rigore, insomma, corrisponde anche a meno deficit, ma probabilmente anche a più problemi per famiglie, imprese e lavoratori. Una strategia che, tra l’altro, verrebbe perseguita proprio nel momento in cui l’Europa sembra intenzionata ad allentare i vincoli, consentendo alla Francia un margine più ampio per rientrare dal suo deficit oggi superiore al 5%.