Ingroia è fermo all’1,83%. Una debacle che trascina anche Di Pietro. E Rc dà la colpa a Crozza…

Antonio Ingroia è col fiato sospeso. I dati del Viminale su 32.593 sezioni scrutinate relative al Senato vedono il leader di Rivoluzione civile fermo all’1,83 %,  se i numeri verranno confermati su larga scala l’ex pm palermitano non entrerà in Parlamento e si trascinerà l’Idv di Antonio Di Pietro e quella parte della sinistra, formata da Prc, Diliberto e Verdi, che sosteneva la sua candidatura. In Sicilia, roccaforte del magistrato, la lista che lo appoggia è al 2,6%, una vera debacle. Ingroia sta seguendo i risultati elettorali nella sede temporanea del movimento che lo sostiene insieme a Leoluca Orlando e Carmine Fotia. L’attesa è “sofferta” e i rappresentanti di lista, come dicono in ambienti di Rivoluzione civile, sono pronti «a dare battaglia fino all’ultimo voto». Anche in base agli instant pool, Rivoluzione civile non aveva superato la soglia del 4%. La sede del movimento, in via dei Montecatini a Roma, è piena di giornalisti, cameramen e simpatizzanti e tutti attendono l’arrivo di Antonio Di Pietro. I primi commenti sono stati affidati al candidato di Rivoluzione civile, Gianfranco Mascia: «Ho ancora fiducia anche se siamo stati penalizzati dal black-out informativo e da Crozza, che ci ha “segato” tutto l’elettorato del Nord Italia con le sue imitazioni di Ingroia». Poi l’attacco al Pd: «Ha fatto una battaglia per il voto utile ma, come si vede dai primi risultati, è stato un voto utile per Berlusconi: Bersani, invece, avrebbe dovuto aggregare tutte le forze del centrosinistra mentre così non è stato e la lista Ingroia è stata considerata un avversario».