Anche Bersani in ginocchio dalla Merkel, che gli ordina di inciuciare con Monti

Anche lui in ginocchio dalla Merkel, a prendere ordini, a farsi “benedire”. Bersani, l’uomo-leone che minaccia di sbranare chiunque osi ricordargli il caso del Monte dei Paschi, si trasforma in agnellino e trema di fronte alla tigre tedesca. E fa le stesse cose che, qualche giorno prima, aveva fatto Monti. La donna di ferro gli ha detto di tornare a casa e di stringere un’intesa col professore bocconiano e lui ha subito obbedito, «Ja», e magari ha aggiunto l’obamiano Yes we can, a capo chino. Una situazione imbarazzante perché proprio in questi giorni il leader del Pd ha criticato in modo durissimo Monti ed è difficile far digerire agli iscritti e agli elettori uno schiaffo del genere. Mortificante la retromarcia di Bersani, con un equilibrismo da circo: «Noi siamo prontissimi a collaborare con tutte le forze contro il leghismo, contro il berlusconismo , contro il populismo. E quindi certamente con il professore Monti». Del quale, clamorosamente, rivendica la nascita: «Monti è arrivato da solo. Gli abbiamo dato noi la maggioranza. Lo abbiamo voluto noi». E ancora: «Abbiamo affrontato insieme il popolo per le riforme, ci sentiamo protagonisti nel bene e nel male di questo anno e mezzo. Ora bisogna andare avanti e fare le elezioni, come in tutti i Paesi. Attualmente con il Prof ci sono schermaglie elettorali». Chiarito l’equivoco, dunque, tutti insieme appassionatamente, un’insalatona al governo e giuramento di fedeltà al rigore tedesco. «Sia Monti che Bersani in piena campagna elettorale vanno a Berlino – ha commentato Maurizio Gasparri – un fatto singolare che la dice lunga su chi muove la politica italiana e su chi è subalterno alle cancellerie. La Merkel o Hollande non si sognerebbero mai di venire a Roma in campagna elettorale. L’impressione è che Bersani e Monti facciano a gara per baciare la pantofola della Merkel».