Renzi-Bersani: un patto pieno di incognite

Già lo chiamano il patto della trattoria o anche «della polpetta», visto che la politica italiana è fitta di accordi che vengono presi a tavola, al ristorante, di amicizie politiche che si disfano sussurrando cattiverie in un bar e di intese che decollano guardando il menu. Dunque Pierluigi Bersani ha chiesto aiuto a Matteo Renzi e lo ha fatto invitandolo a colazione, spiegandogli che la carica di novità che il sindaco di Firenze battuto alle primarie si porta dietro può rappresentare una diga al montismo dilagante. E i due si sono trovati d’accordo, dopo le schermaglie sulle  basi a Cayman del “rottamatore”, nel nome dell’interesse della ditta. Bersani ha spiegato a Renzi la metafora del tacchino sopra al tetto. Renzi ha concesso una battuta contro Ichino, passato nelle file montiane: “C’è troppa gente abituata a scappare con il pallone quando perde. Io no”. Dietro al patto, come sempre, ci sono i numeri, le quantità: Bersani inserirà una ventina di candidati renziani nel listino. Il segretario ha compreso che senza Renzi l’immagine del Pd rischia di essere assimilata a quella della vecchia sinistra. Infatti defezioni e mugugni dopo le parlamentarie vanno proprio in questa direzione. L’ultima goccia – dopo la fuga di Adinolfi e di Ichino – è stato il rifiuto a candidarsi dello scrittore Alessandro Baricco. Bersani è stato allora costretto a chiedere una mano allo sfidante delle primarie. Nei prossimi giorni si potrà valutare se è stata o no una scelta producente: con Renzi legittimato e ringalluzzito dal patto “della polpetta” si potrebbero riproporre in piena campagna elettorale gli screzi e le divisioni che hanno accompagnato la sfida per le primarie. Va ricordato infatti che a fine dicembre sul Corriere era stata pubblicata una lettera-appello firmata da 11 deputati (tra cui Paolo Gentiloni e Stefano Ceccanti) in cui si chiedeva al Pd un atteggiamento dialogante sull’agenda Monti. Ma le parlamentarie hanno sancito la vittoria dell’ala più antimontiana dei democratici. Contraddizioni che avranno il loro peso in campagna elettorale. Ma per Bersani non sarà questo l’unico cruccio: oggi una pagina del “Fatto”  pone il problema degli impresentabili del Pd consacrati dai gazebo alla candidatura sicura. Tra i nomi quello del senatore di Enna Vladimiro Crisafulli e di Francantonio Genovese, il più votato alle parlamentarie a Messina. Sono sotto inchiesta per abuso d’ufficio. Ma i nomi chiacchierati non sono allocati solo in Sicilia. C’è il calabrese Nicodemo Oliverio, imputato per bancarotta fraudolenta e Ludovico Vico a Taranto, intercetttao nell’inchiesta Ilva. Bersani spera con i nomi di Piero Grasso e della giornalista napoletana anticamorra Rosaria Capacchione di far dimenticare la promessa di liste pulite? Potrebbero essere proprio i renziani a ricordarglielo…