La cine-sfida politica, dalla “Vita di Pi” Bersani a “Django” Ingroia e “the Master” Monti

Messi alle strette su una scelta politica tutta italiana, George Clooney forse consumerebbe i suoi Martini nei salotti piccanti di Silvio Berlusconi, Brad Pitt voterebbe il collega di pelle butterata Antonino Ingroia, Sean Penn farebbe un pensierino alle battaglie proletarie di Pierluigi Bersani,  Meryl Streep amerebbe accompagnare sul palco l’algido Monti forte della sua strepitosa interpretazione della spietata Margaret Tatcher. Di sicuro, più che teatrino della politica, questa  campagna elettorale ha decisamente qualcosa di hollywoodiano: sarà anche ingannevole e ambigua ma in fin dei conti diverte, come su un set cinematografico aperto agli occhi della gente, dove vince chi recita meglio la parte del cattivo, quando parla agli avversari, e dell’affabulatore quando si rivolge all’elettorato. In questi giorni, peraltro, nelle sale cinematografiche arrivano pellicole di grandi registi con protagonisti grandi leader, che a loro modo incarnano, per tipologia o storia personale, caratteristiche e percorsi politici dei candidati alla guida del Paese, intrecciando la sfida delle urne a quella del botteghino. Nei deliri del cronista politico che alterna dibattiti in tv a qualche sortita cinematografica, l’ultimo capolavoro di Quentin Tarantino, “Django Unchained”, che ripropone in chiave western le atmosfere “pulp” e “splatter” tipiche del regista italoamericano, i due protagonisti sembrano perfetti per rappresentare l’avventura politico-forcaiola di Ingroia e Di Pietro. Il primo sarebbe perfetto per il cacciatore di taglie King Schulz, alla ricerca dei frateli Brittle (i Berlusconi?) vivi o morti, che incontra lo schiavo Django (Di Pietro) e lo libera dalle catene promettendogli la libertà a missione completata. Ma i protagonisti potrebbero tranquillamente scambiarsi i ruoli. A Pi-erlugi Bersani, a parte l’assonanza con le iniziali, sembra tagliata su misura la surreale leggenda raccontata dal grande Ang Lee in “Vita di Pi”, storia di un giovane indiano costretto ad attraversare l’oceano con un’unica compagna di viaggio: la tigre Richard Parker, l’animale più temuto dello zoo paterno. Pi (Bersani) dovrà muoversi con astuzia e cautela per poter sopravvivere e convivere con il felino (Nichi Vendola), mai domo, neanche quando gli verrà risparmiata la vita. Freddie Quell è invece un soldato uscito dalla Seconda Guerra Mondiale con il sistema nervoso a pezzi, nell’ultima pellicola di Paul Thomas Anderson “The Master”: risolutivo sarà il suo incontro con Lancaster Dodd, il corrispettivo cinematografico di Mario Monti, l’uomo del “metodo”, dell’ordine, della “setta” che controlla menti e ambienti, ispirato a  Ron Hubbard, il fondatore di Scientology (Bilderberg? ). Infine Silvio Berlusconi. Bè, lui non può che essere il George Dryer di Gabriele Muccino nell’ultimo “Quello che so sull’amore”, che narra la storia di un ex calciatore costretto da un infortunio a lasciare  il campo e la carriera. Dopo aver confezionato donne e trofei e il naufragio del proprio matrimonio, George prova a inventarsi una nuova vita come cronista e allenatore: conteso dalle donne, ma ormai deciso a  riguadagnare la fiducia e l’affetto della sua famiglia, dei suoi amici e dei suoi ex fans, “Silvio” Dryer si rimetterà in gioco. Con un finale incerto. Almeno fino alle elezioni…