Meloni tifosa: siamo sempre uno squadrone

Cuore giallorosso, cresciuta nell’enclave romanista della Garbatella, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni racconta il suo rapporto con lo sport e il calcio in particolare passando dalla nostalgia per i tempi di Dino Viola alla strenua difesa di Federica Pellegrini dalle critiche dei censori nella querelle sul ruolo di portabandiera olimpica, fino all’auspicio che «valorizzi i nuovi talenti della politica».

Ministro Meloni, iniziamo con un tasto dolente. Domenica la Lazio si è aggiudicata il derby della Capitale… Ha visto la partita?

A casa con alcuni amici. La sconfitta della “mia” Roma è stata un vero peccato. Anche in inferiorità numerica i giallorossi si sono battuti con tenacia e coraggio. La squadra c’è, faremo un grande campionato. E soprattutto ci rifaremo vincendo il derby nel girone di ritorno.

La stracittadina ha un sapore tutto particolare. Come vive questo appuntamento?

Con passione. Devo dire che la tensione del derby quando non sei allo stadio diventa più sopportabile. Ma resta un giorno speciale per chi è nato e cresciuto in questa città.

Un derby si è giocato anche in parlamento venerdì sulla fiducia. Lei è stata anche vice presidente della Camera, che ne pensa dei deputati che si comportano da ultras durante le assemblee?

Personalmente cerco di essere sempre molto controllata in aula. In questo l’allenamento alla presidenza è stato prezioso. Tuttavia non me la sento di condannare anche gli atteggiamenti che non superano il normale livello di educazione. I deputati sono comunque persone normali, e quindi piene di emozioni. Capita che queste vengano esternate. Aggiungo, qualcuno ha mai visto cosa accade durante la discussione nel parlamento inglese? Beh, in confronto i nostri deputati sembrano educande.

Il suo rapporto con il mondo del pallone? Come nasce la simpatia per la Roma?

Nasce per assimilazione di quartiere. Sia il rapporto con il calcio che la simpatia per la Roma. Provate a girare per la Garbatella durante una partita dei giallorossi. C’è da stupirsi per quel silenzio irreale che poi si frantuma quando segna la Roma. Ogni volta sembra Capodanno.

Che effetto le fa la proprietà americana del club?

Nessuno in particolare. Magari fa venire un po’ la nostalgia per il grande Dino Viola. Niente di più. La cosa importante è vincere e divertire la gente. Chi paga i giocatori francamente mi interessa di meno.

Il suo campione preferito?

Totti e De Rossi. Resto molto affezionata anche alla Roma di Conti e Nela.

La partita all’Olimpico che l’ha emozionata di più?

Già che parliamo di derby, mi viene in mente il tre a tre in rimonta con il gol della vittoria annullato a Del Vecchio. E siccome sono parecchio nazionalista, il pathos aumenta tutte le volte che la Roma gioca in Champions contro le altre città europee.

Quando va allo stadio o segue le partite della Roma, ha dei riti scaramantici? Ha una “tribù” giallorossa con cui condivide l’amore per la “Magica”?

Nessun rito. Non ho la presunzione che il risultato finale dipenda da quello che faccio io. Ci sono diversi amici con cui capita spesso di vedere la partita. Ne dico un paio: il consigliere Andrea De Priamo e il senatore Maurizio Gasparri. Due ultras veri.

I campioni dello sport come modelli per i giovani. Nella festa di Atreju viene premiato sempre un atleta che si è distinto a livello nazionale o internazione, e accanto al riconoscimento c’è un messaggio politico per le nuove generazioni. Tra i tanti passati sul palco della manifestazione, c’è un personaggio a cui è rimasta particolarmente legata?

Quest’anno il premio è stato assegnato al ct della nazionale di pallanuoto Sandro Campagna. È stato uno dei momenti più emozionanti. Si tratta di uno sport durissimo, che può regalare emozioni inaspettate. Comunque credo che attualmente sia Federica Pellegrini il personaggio più amato dalla Giovane Italia di Atreju. Devo anche aggiungere che trovo davvero ingiuste le critiche a Federica per la questione del portabandiera alle Olimpiadi. Se ha una gara il giorno dopo cosa può farci? Sarebbe felicissima e onorata di partecipare all’intera cerimonia, però deve fare i conti con il motivo per cui è lì. Vincere. Conosco come è fatto questo mondo, al primo passo falso, tutti ti scaricano. Federica resta una donna patriottica come poche. E le mando un abbraccio.

Sport e legalità. Il ministero della Gioventù è partito da Scampia con un progetto di grande valore etico. Ci sono altre iniziative in cantiere?

Lo sport può essere una formidabile ancora di salvezza. Soprattutto in quei territori dove la tentazione della scelta criminale è molto forte. Per questo sono fiera del centro che si realizzerà a Scampia. Stiamo lavorando duro affinché non sia l’unico.

L’esecutivo Berlusconi ha tanti ministri tifosi. È più facile andare d’accordo sul calcio che sui provvedimenti di Tremonti?

Per la verità lì sono d’accordo tutti. Contro Giulio. D’altra parte il ruolo del ministro del Tesoro in questa fase storica non è proprio utile per farsi nuovi amici.

Il nuovo Pdl ha un allenatore, Angelino Alfano. Come la nazionale di calcio, deve però rinnovare le proprie fila, aprendo alle nuove leve. Oltre la retorica giovanilistica, dove si allevano i dirigenti del partito che verrà?

Spero proprio all’interno di un partito che sappia formare e valorizzare il contributo dei giovani. Senza di loro non c’è futuro, né un presente di energia e onestà.

Chi vince lo scudetto?

Vorrei fosse il campionato della Roma, ma è molto difficile. È una squadra giovane. Forse non è pronta. Intanto mi basterebbe un po’ di divertimento. Alla fine lo scopo del gioco dovrebbe essere questo.