Tanto rumore per nulla
Piantedosi in missione a Torino: solito comitato d’accoglienza di Askatasuna e compagni dei collettivi in piazza
Il ministro Piantedosi vola a Torino per presiedere in Prefettura il Comitato per l’ordine e la sicurezza straordinario e trova al suo arrivo nel capoluogo piemontese il solito comitato d’accoglienza di Askatasuna, organizzato secondo un copione antagonista collaudato: presidi allestiti per l’occasione e solito corollario di striscioni e cori.
Missione di Piantedosi a Torino per presiedere il Comitato ordine e sicurezza
Missione ad alta tensione a Torino per il ministro dell’Interno, affiancato dai vertici della Polizia, del prefetto Donato Cafagna e del questore Massimo Gambino. Un vertice convocato alla luce dei recenti episodi di disordine legati alle proteste contro il carovita e il riarmo che hanno agitato la città. Dunque, tutto secondo programma e la solita sceneggiatura: i manifestanti di stanza in Via Po, poco distanti da Piazza Castello, il cui accesso è presidiato da agenti e mezzi delle forze dell’ordine.
Il solito comitato d’accoglienza di Askatasuna e compagni dei collettivi universitari
L’accoglienza riservata al titolare del Viminale a Torino si è tradotta in una nuova prova di forza da parte dell’area antagonista. La trama ordita sui social, con la rete dei collettivi universitari (Cau, Studenti Indipendenti e Cps), sostenuta dall’ex centro sociale occupato Askatasuna e dalla sigla Torino per Gaza, ha organizzato una contestazione estemporanea lanciando via web attacchi al ministro diretti quanto di logora attualità contestataria, al grido di «fuori da questa città».
E così, circa una cinquantina di militanti all’assalto sono scesi in piazza srotolando lo striscione con su vergato a chiare lettere: «La vera sicurezza è arrivare a fine mese. Piantedosi ciao ciao». Poi, intercettato e bloccato lungo Via Po da due camionette e dai reparti in tenuta antisommossa della Polizia e dei Carabinieri, il corteo non è riuscito a raggiungere il traguardo di Piazza Castello, tenuta sotto stretto monitoraggio dalle forze dell’ordine.
Il dossier moschea
Nel frattempo, mentre in piazza si lanciano slogan e si intonano cori, tra rime baciate e moniti riperticati, a margine del vertice sicurezza il tema politico sposta il suo baricentro su una questione sollevata dal presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha consegnato al ministro Piantedosi una dettagliata memoria sulla controversa realizzazione della nuova moschea di Torino.
Moschea di Torino, Cirio consegna una memoria a Piantedosi: «Gli abbiamo chiesto di vigilare»
Una vexata quaestio su cui il governatore ha espresso forti perplessità in merito alla natura del progetto, evidenziando come l’impianto rischi di trasformarsi in qualcosa di ben diverso da un semplice luogo di culto. Spiegando chiaramente:«La libertà religiosa è sacrosanta ed è garantita dalla Costituzione, ma questo luogo rischia di relegare la preghiera al 20% dell’intero impianto, diventando per il resto un campus e un polo di riferimento islamico a livello europeo».
Non solo. Il presidente della Regione Cirio ha evidenziato inoltre con preoccupazione che l’opera risulta finanziata direttamente dal governo del Marocco e non da una colletta di fedeli locali, osservando: «Peraltro si tratta di un progetto finanziato dal governo del Marocco, non da un gruppo di fedeli che hanno si sono voluti autotassare per trovare un luogo in cui pregare. Per questo abbiamo trasmesso queste nostre preoccupazioni al ministro e gli abbiamo spiegato che la Regione Piemonte sta ragionando sull’irrigidire alcune norme proprio per garantire sempre di più che la libertà religiosa non sia la libertà di fare qualcos’altro».
I finanziamenti dal Marocco e i controlli chiesti al Viminale
Di più. Spiega il governatore Cirio: «Al ministro abbiamo chiesto attenzione, secondo quelle che sono le sue competenze, al controllo della sicurezza e di tutti i fenomeni che possono riguardare la radicalizzazione islamica. E lui ci ha detto che era ben consapevole della situazione. E che la sua attenzione sarà rivolta ai cicli di finanziamento. Ossia andrà a verificare chi paga, perché, e come. Gli abbiamo lasciato una memoria, e continueremo a essere molto vigili sulla vicenda», ha quindi concluso sul punto il governatore.
La risposta del ministero: controlli sui flussi finanziari
Pertanto, di fronte alle sollecitazioni ricevute Piantedosi ha assicurato la massima attenzione da parte degli apparati statali. Il ministro ha infatti confermato che i controlli si concentreranno in particolare sui cicli di finanziamento, per tracciare la provenienza dei fondi e prevenire qualsiasi rischio di radicalizzazione. Nel frattempo dalla piazza rumori di sottofondo e aria di dismissione: il gruppo di contestatori scema e la protesta si scioglie come neve al sole. Neppure uno spiffero sembra essere filtrato dalle finestre della Prefettura e oltre.