Martedì un vertice al Viminale
Guerra cybernetica, il governo passa al contrattacco. Foti: “Sospetti su Mosca, trovati account russi”
Non c’è tempo da perdere, in settimana si attende un’altra ondata di cyberattacchi anche in Italia. Ecco perché il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha convocato per martedì, al Viminale, una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Al centro dell’incontro, l’esame dei rischi per la sicurezza pubblica connessi agli attacchi informatici e alla minaccia cyber. C’è da lavorare anche sul fronte dell’intelligence. Si temono attacchi a scuole o ospedali.
La convocazione che arriva dopo una serie di episodi registrati nelle ultime settimane in Italia e in diversi Paesi europei, con incursioni che hanno interessato attività commerciali, aziende e personalità istituzionali. Gli hacker sono riusciti a intervenire da remoto sulle centraline di frigoriferi e congelatori, modificando le temperature e provocando danni alle merci. In Italia sono stati segnalati episodi in Sicilia, Toscana, Emilia Romagna, Molise e Veneto. Tra le attività coinvolte anche alcuni supermercati Coop e Conad. Il 4 novembre i gruppi hacker filorussi NoName057(16) e Zpentest hanno rivendicato attraverso un video sui social gli attacchi ai sistemi della catena del freddo in Europa.
Anche il Copasir segue la vicenda. Il presidente Lorenzo Guerini ha invitato alla prudenza: “È in corso di approfondimento, lo stanno facendo i nostri organismi, quindi io non posso sbilanciarmi da questo punto di vista”.
Guerra cybernetica, Foti e i dubbi sul ruolo della Russia
Il ministro degli Affari europei Tommaso Foti in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ dopo i cyberattacchi e la fuga di dati personali diffusi sul dark web che ha coinvolto tra gli altri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sottolinea oggi che non si sente di escludere l’ipotesi che l’Italia sia nel mirino per via del sostegno all’Ucraina: “Alcuni account hanno una matrice russa”. “L’Europa è ancora scoperta da questo punto di vista. Serve maggiore coordinamento anche con i Paesi extra Unione”, osserva il ministro riguardo a una stategia comune. “Viviamo una fase delicata – aggiunge – Sull’Ucraina con Giorgia Meloni continuiamo a ribadire l’esigenza, arrivati a questa fase cruciale, di accelerare sulla scelta di un inviato che parli con un’unica voce per l’Europa al tavolo delle trattative. Basta andare in ordine sparso, altrimenti festeggeranno coloro che non vogliono la pace”.
Sui recenti cyberattacchi e agli allarmi negli aeroporti Foti sottolinea che l’Italia non è disarmata: “La nostra Agenzia sta funzionando. Ma gli attacchi contro gli ospedali e i supermercati raccontano altro”. “C’è lo sviluppo di un ragionamento che il centrodestra porta avanti e che il centrosinistra boicotta: se un agente esterno modifica la temperatura dei frigoriferi dove sono custoditi i generi alimentari o il sangue significa che è in corso un atto ostile contro la nostra sicurezza nazionale. Un atto di guerra, appunto – afferma – E dunque quando rivendichiamo gli investimenti sulla Difesa non stiamo togliendo risorse dalla sanità o dalla scuola, ma stiamo proteggendo anche sanità e scuola”.
Urso: “Servono più data center in Italia”
“Servono più data center per garantire la “sovranità digitale, sicurezza dei dati e crescita economica”, dice il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in un’intervista a La Verità, sottolineando che l’obiettivo “è realizzarli con criteri ecosostenibili, valorizzando le imprese italiane coinvolte nella filiera e le opportunità offerte dall’IA”. A giudizio di Urso “siamo obbligati a farlo, anche per mettere in sicurezza i nostri dati. Senza data center non c’è sovranità, né sviluppo dell’economia digitale. Per quanto ci riguarda, adottiamo criteri ecosostenibili, sia nell’uso del suolo e delle risorse idriche, sia nella produzione energetica da fonti green. In ogni caso, faccio notare che buona parte delle componenti dei data center è realizzata da imprese italiane. Anche questo ha contribuito alla crescita dell’export italiano negli Stati Uniti”. Quanto alla Manovra di bilancio, per Urso “la rigidità di alcuni criteri ci ha impedito di uscire in anticipo dalla procedura europea per deficit di bilancio, riducendo le risorse a disposizione. È mancato meno di un decimale. Magari, nelle revisioni successive, l’Istat ci dirà che l’obiettivo era stato raggiunto, quando ormai è troppo tardi per trarne beneficio. È quanto accaduto con il Pil negli ultimi anni, sempre rivisto nettamente al rialzo”.