Il prete dei misteri
Emanuela Orlandi, morto don Vergari: «De Pedis era un benefattore». Le frasi choc davanti alla Commissione
È morto a 90 anni don Piero Vergari, l’ex rettore della basilica di Sant’Apollinare che aveva favorito la sepoltura di Enrico De Pedis, detto Renatino, il boss della Banda della Magliana il cui nome è stato più volte accostato al mistero di Emanuela Orlandi. Con lui scompare uno dei protagonisti della seconda inchiesta giudiziaria sulla sparizione della cittadina vaticana e di Mirella Gregori, entrambe scomparse a Roma nel 1983.
La diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino ha annunciato la morte del sacerdote, nato nel 1936 a Sigillo, in provincia di Perugia. Le esequie si sono tenute nel pomeriggio di sabato 7 novembre, proprio a Sigillo, il paese dove Vergari era stato ordinato sacerdote il 23 luglio 1961, nella chiesa di Sant’Andrea. Il luogo in cui era cominciato il suo ministero religioso è stato scelto anche per l’ultimo saluto.
La sua morte riporta l’attenzione soprattutto sulle dichiarazioni rese il 9 gennaio 2025 alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Un’audizione difficile, segnata dalle precarie condizioni di salute del sacerdote, ma durante la quale emersero particolari importanti sui rapporti tra De Pedis, la scuola di musica Ludovico da Victoria e alcuni ambienti ecclesiastici.
«Lui era un benefattore»: così don Vergari difendeva il boss della Magliana
L’amicizia tra don Vergari ed Enrico De Pedis risaliva agli anni in cui il sacerdote frequentava il carcere romano di Regina Coeli, prestando assistenza spirituale ai detenuti.
Un rapporto che si era consolidato nella basilica di Sant’Apollinare, dove De Pedis partecipava alle iniziative religiose e manteneva rapporti con il sacerdote.
Davanti alla Commissione, Vergari ne parlò in termini estremamente positivi, ricordando i fiori inviati alla chiesa, i momenti conviviali e gli aiuti economici.
«Era una persona di buon cuore», disse il sacerdote, continuando a descrivere il boss come un uomo generoso e disponibile.
Ma il passaggio più significativo arrivò quando i parlamentari affrontarono il tema dei finanziamenti alla scuola di musica frequentata da Emanuela Orlandi.
«Piccole donazioni alla scuola di musica. Non bisogna pensare a grandi somme. Lui era un benefattore», dichiarò Vergari.
Parole che confermavano, almeno secondo il racconto del sacerdote, un rapporto economico tra il boss e l’ambiente musicale frequentato dalla ragazza scomparsa.
«Prima, molto prima»: De Pedis frequentava Sant’Apollinare già prima del 1983
Uno dei momenti più interessanti dell’audizione riguardò la data in cui Vergari aveva conosciuto De Pedis.
Il deputato Roberto Morassut ricordò che, in precedenti dichiarazioni, il sacerdote aveva collocato quell’incontro in periodi differenti: inizialmente tra il 1978 e il 1979, successivamente negli anni 1985-1986.
Gli venne quindi chiesto se avesse conosciuto il boss prima o dopo il 22 giugno 1983, giorno della scomparsa di Emanuela Orlandi.
La risposta fu netta: «Prima, molto prima».
In seguito, la senatrice Daisy Pirovano tornò sull’argomento, chiedendo se la frequentazione della basilica e le piccole donazioni alla scuola di musica potessero essere collocate tra il 1978 e il 1983.
Vergari rispose affermativamente.
Il dato è rilevante perché colloca il rapporto tra De Pedis e l’ambiente di Sant’Apollinare prima della sparizione di Emanuela. Non costituisce una prova di coinvolgimento del boss nel sequestro, ma rappresenta un elemento significativo nella ricostruzione dei rapporti che ruotavano intorno alla basilica.
«Poteva essere anche vera»: la risposta sulla correlazione tra la tomba e il caso Orlandi
Tra i passaggi più sorprendenti dell’audizione c’è quello relativo alla telefonata arrivata nel 2005 alla trasmissione Chi l’ha visto?, che aveva richiamato l’attenzione sulla sepoltura di De Pedis nella cripta di Sant’Apollinare.
Il presidente Andrea De Priamo chiese a Vergari se avesse ritenuto credibile l’ipotesi di un collegamento tra quella tomba e la scomparsa di Emanuela.
La risposta del sacerdote fu: «Che poteva essere anche vera».
Una frase destinata inevitabilmente a suscitare interrogativi. Ma Vergari aggiunse subito che, discutendo di quelle vicende, nell’ambiente ecclesiastico si era anche arrivati a considerare infondate le voci.
Di fronte a risposte così diverse, il presidente della Commissione tornò a chiedere chiarimenti. Il sacerdote, tuttavia, non riuscì a fornire una spiegazione univoca.
Quel passaggio resta agli atti parlamentari, ma non può essere interpretato come una conferma del coinvolgimento di De Pedis nella scomparsa della ragazza.
La lettera al segretario di Wojtyla dopo la scomparsa di Emanuela
Durante l’audizione riemerse anche una lettera del 14 luglio 1983, indirizzata da Vergari a Stanislao Dziwisz, allora segretario particolare di Giovanni Paolo II.
Nella missiva il sacerdote si lamentava della situazione all’interno della scuola di musica Ludovico da Victoria, diretta da suor Dolores, e chiedeva che gli spazi potessero tornare a ospitare un collegio per giovani sacerdoti.
Il documento, scritto poche settimane dopo la scomparsa di Emanuela, conteneva riferimenti a comportamenti che Vergari considerava inappropriati per un ambiente ecclesiastico.
Tra questi, la presenza di giovani in atteggiamenti affettuosi e quella della segretaria della religiosa che, secondo quanto scritto dal sacerdote, dormiva nei locali della scuola con il fidanzato.
«Non mi sembra una cosa seria», aveva scritto Vergari.
Quando gli venne mostrata la lettera, il sacerdote riconobbe la propria firma, ma disse di non ricordare precisamente le circostanze.
La Commissione cercò di chiarire anche gli eventuali rapporti tra suor Dolores ed Enrico De Pedis. Vergari confermò la presenza del boss nell’ambiente di Sant’Apollinare e i contributi economici destinati alla scuola.
Il mistero della sepoltura del boss nella basilica
La vicenda che rese don Vergari noto alle cronache nazionali resta quella della sepoltura di Enrico De Pedis.
Il boss fu ucciso il 2 febbraio 1990 in via del Pellegrino, nel centro di Roma. Dopo una prima sepoltura al Verano, la salma venne trasferita nella cripta di Sant’Apollinare.
Un privilegio straordinario per un esponente della criminalità romana, ottenuto con un’autorizzazione ecclesiastica durante il vicariato del cardinale Ugo Poletti.
Vergari aveva sostenuto la richiesta, richiamando il legame del boss con la basilica e la sua generosità.
Nell’audizione del 2025, parlando delle modalità con cui aveva favorito la sepoltura, utilizzò un’espressione particolarmente significativa: «Per De Pedis io ho giocato un po’ di astuzia».
Il sacerdote spiegò di aver ricordato il desiderio del boss di essere sepolto in quel luogo.
La tomba diventò uno degli elementi più discussi delle indagini sul caso Orlandi. Nel 2012 vennero effettuati accertamenti nella basilica e nella cripta, senza ritrovare i resti di Emanuela o Mirella.
Vergari fu indagato nel secondo filone giudiziario relativo alle scomparse, poi archiviato. Nessuna sua responsabilità penale è stata accertata.
«Mai vista Emanuela Orlandi»: le risposte davanti ai parlamentari
Alla domanda se avesse mai conosciuto la ragazza, don Vergari rispose: «Mai. Non l’ho vista mai Emanuela Orlandi».
Spiegò che la scuola di musica era frequentata da circa 600 allievi e che non era semplice ricordare personalmente tutti i giovani.
Durante la seduta gli venne chiesto anche cosa pensasse della scomparsa.
Il sacerdote parlò di una vicenda estremamente difficile da ricostruire, senza fornire elementi risolutivi.
L’audizione fu segnata da numerose difficoltà nel ricordare episodi e date. In un passaggio conclusivo, Vergari sembrò confondere il giorno della sparizione di Emanuela con altri avvenimenti.
Il presidente De Priamo intervenne più volte per chiarire le risposte e, considerate l’età e le condizioni di salute del sacerdote, decise di non insistere ulteriormente.
Il ricordo di Fabrizio Peronaci: «Tre ore sotto casa, poi mi spiò dalla finestra»
Tra i ricordi personali emersi dopo la morte del sacerdote c’è quello di Fabrizio Peronaci, giornalista del Corriere della Sera che ha seguito a lungo le vicende di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Peronaci ha raccontato di essere andato anni fa a Sigillo, in Umbria, dove Vergari si era ritirato, nel tentativo di intervistarlo.
Un’attesa di circa tre ore sotto casa, senza riuscire a ottenere un colloquio.
A un certo punto, secondo il racconto del giornalista, si aprì una persiana. Da lì il sacerdote rimase a osservarlo a lungo, senza però scendere né concedergli l’intervista.
Un episodio che restituisce la difficoltà dei cronisti nel