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Coltiva Italia, oltre un miliardo per difendere il made in Italy. Lollobrigida: “Basta dipendere dagli altri”
Seicento milioni a carne e olio, 150 a giovani e donne. Il ministro: "Ci sono nazioni che usano il cibo come arma"
Un miliardo e 180 milioni per rafforzare le filiere italiane, dalla carne bovina all’olio d’oliva, fino ai cereali, e mettere al riparo il settore agricolo dalle vulnerabilità emerse negli ultimi anni. Il Coltiva Italia arriva al passaggio conclusivo al Senato e il ministro dell’Agricoltura del governo Meloni, Francesco Lollobrigida, lo rivendica come «il principale intervento strategico in agricoltura dai tempi, erano gli anni ’70, della legge Quadrifoglio predisposta dall’allora ministro Giovanni Marcora. Non so se chiuda un cerchio, di certo è in continuità con quanto fatto dal nostro governo».
E non ha dubbi: «Il Coltiva Italia rappresenta il futuro. Cosa vogliamo dall’agricoltura del futuro. Quali basi vogliamo predisporre perché il settore possa svilupparsi ancora».
Lollobrigida: “Siamo leader in Europa”
Intervistato dal Sole 24 Ore, il ministro dell’Agricoltura inserisce il provvedimento nel bilancio dell’intera legislatura. «In questi anni abbiamo investito sul settore, tra manovre di Bilancio e Pnrr quasi 17 miliardi di euro», afferma, ricordando che «dal 2024 siamo leader in Europa per valore aggiunto agricolo» e che sono cresciuti «i redditi degli agricoltori», l’export agroalimentare e gli occupati nell’industria del food & wine. «Una misura coerente con l’obiettivo di rimettere al centro del dibattito e dell’azione dell’Esecutivo agricoltura e pesca».
Seicento milioni per carne e olio
La parte più consistente delle risorse va alle produzioni considerate strategiche. «Abbiamo individuato la produzione di carne bovina e di olio d’oliva come le prime due filiere da rafforzare», spiega il titolare del dicastero. Per entrambe sono previsti 300 milioni, mentre altri 370 milioni confluiranno in un fondo flessibile destinato a comparti sensibili, a cominciare dal grano duro per la pasta.
Nel mirino ci sono anche produzioni per le quali l’offerta nazionale non riesce a soddisfare la domanda: «Penso, ad esempio, alle castagne marroni, ai tartufi o alle nocciole». Per le castagne, osserva il ministro, «la nostra offerta è appena il 25% della domanda».
La zootecnia avrà una corsia preferenziale al Sud. «Sull’allevamento l’80% delle risorse sarà destinato alle regioni del Mezzogiorno», chiarisce Lollobrigida, con l’obiettivo di favorire l’allevamento estensivo nelle aree collinari e montane e contribuire anche al ripopolamento delle zone rurali.
“L’olio deve ripetere il percorso del vino”
Altro asse centrale è l’olivicoltura. Nelle aree colpite dalla Xylella il governo Meloni punta sui reimpianti con varietà resistenti, mentre il Piano olivicolo nazionale dovrà guidare gli interventi successivi.
L’ambizione, però, guarda più lontano. «L’olio deve ripetere il percorso del vino», sostiene ancora Lollobrigida. «Oggi i consumatori conoscono i vini dei territori e le loro caratteristiche. Per questo sono convinto ci siano ampi spazi per valorizzare le centinaia di coltivazioni italiane».
“Il cibo può diventare un’arma”
È sulla sovranità alimentare che il ministro fissa il punto politico. «Siamo consapevoli che non potremmo mai diventare completamente indipendenti dalle importazioni per la produzione agroalimentare. Ma vorremmo almeno diventare un po’ meno dipendenti».
Le crisi internazionali hanno mostrato quanto rapidamente una filiera possa diventare un problema di sicurezza nazionale. «Questi anni di tensioni ci hanno mostrato come basti una piccola interruzione delle forniture per andare in difficoltà», osserva. Poi il passaggio: «Ci sono altre nazioni che usano il cibo addirittura come arma. Noi vorremmo almeno poterci difendere».
Giovani, terra e controlli
Il Coltiva Italia guarda anche al ricambio generazionale. La dotazione da 150 milioni «andrà ai giovani ma anche alle donne imprenditrici»: il 35% sarà a fondo perduto, il restante 65% sosterrà mutui agevolati.
A questo si aggiunge il bando Ismea con oltre 8.417 ettari destinati ai giovani agricoltori, che potranno coltivarli per dieci anni e poi riscattarli «al 50% del loro valore iniziale».
Infine il capitolo dei controlli: 3 milioni per il Commissario nazionale alla Xylella, che resterà in carica fino al 31 dicembre 2028, più verifiche sull’origine dei prodotti agroalimentari e semplificazioni burocratiche.
«E poi rafforziamo, anche con il ricorso alle nuove tecnologiee. È inoltre previsto un rafforzamento del ruolo dei Caa, dei Centri di assistenza agricola che, rispetto al passato, avranno più poteri per intervenire in caso di irregolarità e difformità nelle dichiarazioni». Anche qui la linea è chiara: filiere più solide, più riconoscibili e meno esposte alle crisi esterne.