Fango e trivialità
Sotto il vestito niente, nelle chat Telegram l’odio rosso dei ribelli del sabato. Beceri insulti a Meloni e minacce al governo: “Giustiziamoli tutti”
Dal Fronte Rivoluzionario Italiano al Movimento 17 ottobre, in rete sfila in tutta la sua bassezza l'universo tossico della messaggistica tra antagonisti: ingiurie misogine alla premier, deliri sovversivi contro le istituzioni, e invocazioni alla violenza: il vuoto politico degli estremisti online si riduce a feccia
Becero qualunquismo e virulenza verbale che più di rabbia sociale sanno di virulenza ideologica senza sostanza politica e sostrato culturale. Con il tutto che si riduce a insulti sguaiati che diventano fango schizzato col ventilatore dei social. Il niente condito col nulla, come recita un vecchio adagio popolare, che sparge odio contro il governo – ma ce n’è anche per la sinistra –. Ricicla slogan triti e ritriti. E evoca il peggio delle “fantasie” di rivolta. Brutte copie di vecchi cattivi maestri, solo rozze e brutali nel lessico, quanto sguarnite sul fronte dei contenuti dei messaggi.
Insulti a Meloni e bieche minacce al governo nelle chat dei “ribelli”
A mettere nero su bianco quanto aleggia sul web è un articolo di Libero in edicola oggi che smaschera – ed elenca con tanto di nomi e nickname – la melma sotterranea della odierna sovversione da tastiera, mettendo a nudo l’universo tossico dei canali telegram presidiati dalla galassia “ribelle”: dal Fronte Rivoluzionario Italiano fino alle chat del Movimento 17 ottobre. Praticamente un sottoscala buio, polveroso, aggressivo e gratuitamente triviale, che tra offese squallidamente sessiste e denigratorie e insulti di bassissima lega indirizzati alla premier Meloni e al suo esecutivo, in un concentrato di intolleranza e misoginia, riduce la dialettica politica e la polemica sociale al grado zero.
Fango e trivialità gratuita tra epiteti “fecali” e violenza verbale
Riporta il quotidiano citato: «Qui Giorgia Meloni è “sta co****na», il suo esecutivo diventa il “governo Melonistein”». E tra metafore fisiologiche e paralleli dal mondo animali, è tutto un profluvio di ingiurie e epiteti mutuati dai più disparati ambiti. A partire da quello intestinale, più che intestino, per cui, a detta di questi “fini” analisti social, «i politici in Italia fanno tutti cagare». Si liquida destra e sinistra come «tutta una merda» (e gli insulti diretti alla premier sono dello stesso tenore, ma personalizzati), e tutta la “casta” politica equiparata a «cani al guinzaglio». Infine, ma l’elenco sarebbe lunghissimo, ed è meglio evitare di continuare a rimestare nel torbido, spunta anche un immancabile, sempreverde allarme sul «governo fascista».
Insulti a Meloni e minacce al governo
E quando le offese non bastano più, ecco farsi avanti i giustizieri da tastiera che spostano la “discussione” decisamente non erudita sull’uso della forza: «Vai al Quirinale, là davanti… non per strada a spaccare macchine o vetrine di altre persone come noi!!! poi ti raggiungo», scrive uno dei più attivi. E qualcun altro replica prontamente: «Quand’è che bruciamo palazzo Chigi?». Rincarando la dose – se mai possibile – a stretto giro di post: «La classe politica italiana va presa e giustiziata in piazza». Con un ennesimo utente che subito replica e sentenzia ad hoc: «Dal primo all’ultimo».
E dietro offese e virulenze il vuoto di idee e riferimenti
Come evidente, insomma, nessun contenuto programmatico, nessuna visione. Soltanto anatemi ciechi e minacce violente ai rappresentanti delle istituzioni, che diventano bersagli da abbattere. Mentre il Parlamento e i palazzi delle istituzioni vengono evocati solo in sinistre fantasie di distruzione, “sogni” incendiari di bombe ed esecuzioni in piazza. E tanto per non farsi mancare nulla, il delirante florilegio non si ferma alla politica: nel mirino finiscono a più riprese anche le forze dell’ordine, con invocazioni all’assalto delle questure e minacce cruente ai danni degli agenti. Sullo sfondo, la promessa deliberata di devastare le città. Distruggere vetrine. E colpire i simboli dello Stato. Una carrellata sull’odio che diventa carburante ideologico per portare militanti in piazza e armare i violenti.