Ennesima follia
Pro vita trattati come “contaminazioni”, il report choc di un’associazione Lgbt nell’Ue. FdI: “Gravissimo”
Ad intervenire dopo la presentazione sono stati Carlo Fidanza e Paolo Inselvini con una nota: quest'ultimo è stato persino citato nel report, assieme all'associazione Pro Vita & Famiglia. Un report che lascia interdetti
Politica - di Gabriele Caramelli - 12 Ottobre 2026 alle 19:29
Ma come si fa a pensare che chi sostiene il diritto alla vita possa addirittura “contaminare” la società, come se fosse un virus? A quanto pare per chi sostiene la logica woke è possibile e a darne notizia sono stati due deputati di FdI ed Ecr, Carlo Fidanza e Paolo Inselvini, in una nota congiunta: «Servono meno pro-life e pro-family in Europa, e con meno visibilità possibile all’interno delle società europee. Queste, in sintesi, le conclusioni dell’evento di presentazione del report “The Hate Review” di Forbidden Colours, tenutosi oggi al Parlamento europeo su invito del questore socialista Marc Angel». In sostanza, Il responsabile del progetto «ha infatti indicato come l’unica via per l’affermazione delle rivendicazioni lgbt sia la riduzione del numero e della visibilità degli attori da lui definiti anti-gender».
Pro vita trattati come “contaminazioni”, il report choc dell’associazione lgbt in Ue
Come hanno spiegato gli europarlamentari in una nota, è «gravissimo che la difesa della vita e della famiglia vengano trattate come una “contaminazione” dalla quale liberare l’Europa». Ma non finisce qui, perché nel dossier emerge un altro tratto ancor più inquietante: «Viene citato personalmente persino Paolo Inselvini e si cerca di schedare oltre 700 attori “anti-gender” attivi in Europa nel tentativo di ridurre la loro visibilità nella società e la loro voce nelle scelte politiche. Piena solidarietà alla Chiesa cattolica, al Movimento per la Vita, a Pro Vita & Famiglia e alle molte altre realtà delegittimate per le loro idee e il loro impegno pubblico».
Le sparate ideologiche arcobaleno però non finiscono qui, come proseguono i due esponenti di Ecr nel comunicato: «Durante l’evento di oggi, una deputata dei Verdi è arrivata persino a sostenere come criticare le posizioni lgbt significherebbe macchiarsi di crimini d’odio, pertanto anche all’interno del Parlamento europeo servirebbe pensare a nuove regole sulle mostre e sui tempi di parola in Plenaria. Quasi a voler suggerire un bavaglio ideologico negli interventi degli Eurodeputati». Le prove tecniche di censura sostenute da una certa sinistra, a quanto pare, non finiscono mai. La nota si conclude con un appello alla ragione verso gli ambienti progressisti: «Chi invoca inclusione e democrazia dovrebbe saper accettare il confronto con chi la pensa diversamente. Il dissenso non è odio e milioni di cittadini europei non sono un’infezione da debellare».
Altro che tolleranza…
È stato il presidente di Pro Vita & Famiglia, Toni Brandi, a sottolineare che «la parola “contaminazione” ricorre ben 149 volte. L’obiettivo dichiarato è la “decontaminazione dell’Europa”, cioè “lo smantellamento paziente” di queste realtà, delle loro mobilitazioni e delle loro idee che fanno pressione. Il report alla fine non fa che sottolineare il nostro merito, quello che facciamo da anni e con successo, riconoscendo la nostra influenza». C’è dell’altro però, che riguarda persino il nostro Paese: «L’Italia è indicata tra i Paesi “più pesantemente contaminati”. In democrazia si chiama partecipazione, ma evidentemente per le lobby lgbt l’unica strada è schedare e censurare chi la pensa diversamente».