Verso il 3 novembre
Papa Leone, da elettore dell’Illinois, vota per corrispondenza alle elezioni di midterm. È il primo della storia
Papa Leone XIV “partecipa” alle elezioni di midterm americane del prossimo 3 novembre che si preannunciano come un referendum su Donald Trump. Il pontefice ha espresso il suo voto per corrispondenza. Prevost infatti è ancora un elettore registrato nello Stato dell’Illinois, come cittadino Usa residente all’estero ha chiesto di poter votare per posta. È il primo Pontefice della storia della Chiesa cattolica a esprimere la sua preferenza in un’elezione politica.
Papa Leone XIV vota per corrispondenza alle elezioni di midterm Usa
“Ha esercitato il proprio diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti, ogni volta che ne ha avuto la possibilità”. Così la Sala Stampa della Santa Sede confermando che “in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica, il Papa ha inviato la propria scheda elettorale per posta a Chicago”. Prevost, durante gli anni in cui ha risieduto in Perù, ha esercitato il proprio diritto di voto ogni volta che ne ha avuto la possibilità.
Il Vaticano: è convinto del dovere di partecipazione ai processi democratici
“Il Santo Padre esprime la propria convinzione riguardo al diritto e al dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici”, spiega il Vaticano. Secondo la legislazione dell’Illinois chiunque può votare per posta se lo desidera. Una legge chiamata Uocava (Uniformed and overseas citizens absentee voting act) permette il voto da parte di cittadini statunitensi che risiedono all’estero. La richiesta di Leone XIV di ricevere una scheda elettorale per corrispondenza risalirebbe al 3 ottobre. Ad anticiparlo il Chicago Sun-Times, secondo cui il fascicolo sarebbe stato recapitato all’indirizzo di residenza che il pontefice ha ancora a New Lenox, nella periferia meridionale di Chicago.
Sondaggi sfavorevoli a Trump, ma il presidente è certo di rovesciare i pronostici
Le elezioni di midterm sono le consultazioni elettorali generali degli Stati Uniti che si tengono ogni quattro anni, a due anni di distanza dalle elezioni presidenziali. Cadono a metà del mandato di quattro anni del presidente in carica. “Non servono a eleggere il presidente, ma – ricordano i media vaticani- determinano quale partito guiderà il Congresso degli Stati Uniti”. I sondaggi per il presidente Usa non sono dei migliori. Il 3 novembre 2026 i cittadini statunitensi sono chiamati alle urne per il rinnovo dei 435 seggi della Camera e dei 35 seggi su 100 del Senato. Le simulazioni di voto vedono i democratici in largo vantaggio sui repubblicani in almeno una delle due camere del Congresso.
Nulla di nuovo, il 2026 sembra seguire lo schema delle elezioni di metà mandato degli ultimi cento e più anni con un verdetto sfavorevole al presidente in carica. The Donald sta facendo di tutto per ribaltare i pronostici. E convincere gli elettori a votare per i candidati repubblicani. La promessa più allettante è probabilmente il ‘Trump Dividend’, annunciato a settembre. Un assegno da 5mila dollari per ciascun cittadino maggiorenne, subordinato alla vittoria dei repubblicani e il mantenimento della maggioranza al Congresso.